Il Fatto di Bruno Fasani
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La greppia del Parlamento necessita di cura dimagrante

E chi non è d’accordo sulla riduzione dello stipendio dei parlamentari? Forse una parte di loro, ma per il resto, i sentimenti degli italiani sono delle fiamme ossidriche pronte all’uso. Questione di soldi ma soprattutto di credibilità. Per come non si governa il Paese, per come lo si è portato sul baratro economico e della disoccupazione, per la rissosità indecorosa, per l’assenteismo sfacciato e impudente…

Parole chiave: Il Fatto (366), Parlamento (5), Stipendi (1), Bruno Fasani (287)

E chi non è d’accordo sulla riduzione dello stipendio dei parlamentari? Forse una parte di loro, ma per il resto, i sentimenti degli italiani sono delle fiamme ossidriche pronte all’uso. Questione di soldi ma soprattutto di credibilità. Per come non si governa il Paese, per come lo si è portato sul baratro economico e della disoccupazione, per la rissosità indecorosa, per l’assenteismo sfacciato e impudente… Solo qualche giorno fa un onorevole si stupiva dello stupore per il fatto che la sua presenza in Parlamento è dello 0,87% rispetto alle sedute regolamentari. Che poi, detto tra noi, iniziano il martedì pomeriggio e finiscono il giovedì mattina. C’è il territorio elettorale da coltivare, si giustificano gli sfacciati. Ditemi quante volte li avete visti incontrare i propri elettori durante i sette anni del loro mandato? Lisa Marshall, psicologa dell’Università di Glasgow ha definito i politici “psicopatici di successo”. Come gli psicopatici avrebbero la «tendenza patologica alla menzogna e allo sfruttamento degli altri senza rimorso». Il tutto ricompensato con la modica cifra di 13.828 euro al mese per i deputati e 14.715 per i senatori. Di queste somme, 5mila euro riguardano lo stipendio netto, il resto è costituito da diarie e rimborsi vari.
Sulla riduzione degli stipendi nei giorni scorsi alla Camera si è discusso di un disegno di legge del M5S, che puntava a dimezzare lo stipendio da 5mila euro a 2.500. Meglio che niente direte voi. In effetti, ai Cinquestelle va riconosciuto il merito di aver sollevato il problema, anche se si ha l’impressione di sentire puzza di demagogia, finalizzata a pescare nel malcontento. Prova ne sia che in fatto di rimborsi spese, anche loro non sono da meno e neppure in fatto di compensi ai collaboratori, viste le cifre concesse dalla signora Raggi, sindaco di Roma ai suoi dipendenti. A proposito di sindaco, sappiate che mai mi sentirete dire sindaca, secondo i dettami di boldriniana ispirazione. Magari un giorno mi convertirò. Ma solo dopo una bella rimescolata al vocabolario della lingua italiana, quando il farmacista diventerà farmacisto, la guardia si trasformerà in guardio e l’omeopata in omeopato... Fino ad allora continuerò a chiamarla sindaco, convinto come sono che si tratti di una funzione e non di un genere sessuale.
Per tornare in tema, la riduzione degli stipendi va fatta, ma cominciando dalla riduzione dei rimborsi. Come si fa a chiedere 1.200 euro di telefonate? E come si fa a chiederne 3.500 per spese di soggiorno? E poi si faccia una riforma complessiva, in cui lo stipendio sia strettamente correlato alle presenze reali in Parlamento e soprattutto vincolando gli eletti a non cambiare casacca nei sette anni del mandato. Oggi in Parlamento sono 300 quelli che hanno emigrato di qua e di là, in cerca della greppia migliore.

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