Il Fatto di Bruno Fasani
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Il movimento delle “sardine” speranza vera o strategia?

Hanno detto che si stanno allargando a macchia d’olio. Parliamo delle cosiddette “sardine” che stanno riempiendo le piazze e mai espressione si è prestata meglio a far da contorno al fenomeno. Dico da subito che non ne farò una lettura partitica...

Parole chiave: Movimento delle Sardine (1), Il Fatto (366), Bruno Fasani (287)

Hanno detto che si stanno allargando a macchia d’olio. Parliamo delle cosiddette “sardine” che stanno riempiendo le piazze e mai espressione si è prestata meglio a far da contorno al fenomeno. Dico da subito che non ne farò una lettura partitica. La politica ci ha abituato ormai a letture manichee, dove il male è tutto da una parte e il bene tutto dall’altra. Sappiamo tutti che non è così. Si può legittimamente stare di qua o di là, ma senza raccontarcela. Ed è da una doverosa equidistanza che vorrei spartire con voi qualche considerazione più generale, sottolineando luci ed ombre che colgo in questo fenomeno.
Fenomeno nato dalla rete e dal basso, grazie ai giovani. E già da questo c’è motivo di ricavarne un certo ottimismo. Sappiamo che sulle nuove generazioni si è detto e scritto di tutto. Che sono dei bamboccioni, che pensano solo a divertirsi, che hanno la testa nella greppia dei genitori, che se ne fregano della politica, che non maturano mai... Una litania sconsolata alla quale abbiamo finito col crederci, troppo spesso assolvendoci sbrigativamente. Forse omettendo di dire, giusto per restare alla politica, che ai giovani abbiamo tolto spazio, tenendo bene incollate le sedie alle terga degli agé. Una sorta di classe geriatrica, che ha deciso di restare sulla scena, senza mai farsi da parte per non perdere benefici e appannaggi. Ed ecco qui, quando meno te lo aspetti, che dal cilindro escono le “sardine”. Ragazzi, estremamente mobili, come si addice a pesci guizzanti, pronti a spostarsi da una piazza all’altra, autoironici quanto basta, soprattutto determinati a fare corpo, ammassati come le sardine appunto, quando l’essere visibilmente insieme diventa più eloquente dei discorsi dei politici e più forte dei proclami dei potenti. Sarà il prossimo futuro a raccontarci se davvero siamo davanti a una presa di coscienza da parte delle nuove generazioni e della loro possibilità di prendere in mano i propri destini, o se invece si tratta soltanto di una strategia contro, dai tempi corti come è accaduto con analoghe esperienze.
Si annidano in queste considerazioni le possibili ombre sul movimento delle “sardine”. Il loro mantra sulla lotta al fascismo, quando il fascismo è cosa terribile, ma che per fortuna non esiste nell’Italia del 2019, può far pensare a un sussulto elettoralistico più che ideale, un arruolamento di parte più che una coscienza dal basso. Personalmente i giovani li sogno sulla piazza tutti i giorni, fieri e tenaci, a gridare contro un’Italia mal governata che sprofonda. E non solo per le drammatiche scene che ci consegna il territorio, mai messo al sicuro dal degrado ambientale. Li sogno profetici cantori di un domani, in cui il lavoro torni ad essere il fondamento della nostra Costituzione, e non solo sulla carta, dove si possa vivere in armonia, senza paura di una microcriminalità invasiva, dove le droghe tornino ad essere chiamate col loro nome, ossia veleno. Dove si stia bene senza sognare di andare lontano, come cantava Baglioni nel suo Poster di qualche decennio fa. Giovani capaci di capire che la dittatura oggi non è più quella del comunismo e del fascismo, ma piuttosto quella del nulla etico, sbandierato nei media e dentro le coscienze come espressione di libertà. Sogno questi giovani fieri di sé, cantori liberi di un domani diverso, dove il nuovo dia finalmente motivo di speranza.

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