Il Calciastorie
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Proteggere: talora un istinto talaltra un ruolo professionale

Zibi Boniek, Paolo Rossi, Bettega (prima) e Serena (poi). Di attaccanti la Juventus anni ’80 ne aveva a volontà. Poi c’era lui, Michel Platini. Così, a Massimo Bonini, il centrocampista “straniero” (perché di San Marino), non era chiesto di fare gol – e infatti ne segnò 5 in 192 partite – ma di coprire, proteggere...

Parole chiave: Il Calciastorie (121), Fuensanta (1), Lorenzo Galliani (55)

Zibi Boniek, Paolo Rossi, Bettega (prima) e Serena (poi). Di attaccanti la Juventus anni ’80 ne aveva a volontà. Poi c’era lui, Michel Platini. Così, a Massimo Bonini, il centrocampista “straniero” (perché di San Marino), non era chiesto di fare gol – e infatti ne segnò 5 in 192 partite – ma di coprire, proteggere. Lui ci metteva i polmoni, recuperava il pallone e lo consegnava a chi aveva i piedi buoni e il tiro potente e preciso. Raccontano – l’aneddoto è famoso – di quella volta che l’avvocato Agnelli sorprese Michel Platini con una sigaretta in mano, seduto su una panca: «Ma come – gli disse – lei fuma nell’intervallo di una partita?». E Platini: «Non si preoccupi se fumo io, l’importante è che non fumi Bonini, che deve correre anche per me!». Coprire, proteggere: ci vuole anche qualcuno che si occupa di questo. Sarebbe bello anche avere 11 Platini in squadra, ma poi chi lo recupera il pallone?
Fuensanta di anni ne ha 25, e anche lei, a modo suo, si occupa di “proteggere”. Suo figlio, anzitutto, di sei mesi. Lo farà diventare grande e saprà correre anche per lui. Il 5 gennaio 2018 si trova accanto allo stadio Mestalla, nella sua Valencia. Chissà quante volte ci andrà anche suo figlio: se non da calciatore, almeno da tifoso. Non sono pensieri da fare, quando ti piomba addosso una porta metallica di cinque metri di lunghezza e tre di altezza, pesante più di una tonnellata. Il club ha già espresso solidarietà alla famiglia di Fuensanta, che da lì a poche ore è stata operata per una vertebra lesionata e varie fratture al braccio (alle quali deve sommare la lussazione dell’anca e un trauma cranico).
Pare che la porta fosse stata aperta per consentire il passaggio di un camion, ma sul mancato rispetto di alcune norme relative alla sicurezza c’è un’indagine in corso. In mezzo a tanti dubbi, una sola certezza: quando Fuensanta si è accorta della porta metallica, ha spinto via la carrozzina. Questione d’istinto, di riflessi. Lì sotto c’è rimasta lei, non il bambino. E se da grande suo figlio, nella sua professione, diventerà un Platini, non dimenticherà chi gli è stato accanto, proteggendolo e spingendolo lontano dai pericoli. Potremmo farlo anche noi, che magari dei Platini non siamo.

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