Editoriale
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Un benvenuto agli “angeli della cultura”

“Gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione”. Mi torna alla mente questa espressione di Jean Giono, tratta dal suo racconto L’uomo che piantava gli alberi, davanti alla bella notizia che sta per nascere proprio nel nostro Paese una squadra speciale per la tutela e la ricostruzione dei siti culturali danneggiati nei luoghi dove infuriano le guerre e il terrorismo, e per contrastare il traffico delle opere d’arte.

Parole chiave: Editoriale (336), Stefano Origano (128)

“Gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione”. Mi torna alla mente questa espressione di Jean Giono, tratta dal suo racconto L’uomo che piantava gli alberi, davanti alla bella notizia che sta per nascere proprio nel nostro Paese una squadra speciale per la tutela e la ricostruzione dei siti culturali danneggiati nei luoghi dove infuriano le guerre e il terrorismo, e per contrastare il traffico delle opere d’arte. Sono i cosiddetti “caschi blu della cultura”, a disposizione della comunità internazionale sotto il comando dell’Unesco. L’unità specializzata, costituita da carabinieri e civili, sarà formata in un nuovo centro a Torino e interverrà nelle situazioni di guerra, ma anche là dove si sono verificati disastri naturali. Tutti abbiamo davanti agli occhi le immagini sconcertanti delle distruzioni dei monumentali Buddha da parte dei talebani in Afghanistan o lo scempio compiuto dagli uomini dell’Isis nel museo di Ninive, in Iraq. Per l’umanità ci sono opere di un valore inestimabile, mentre per alcune persone si tratta di idoli di un passato da cancellare. La portata culturale di questa iniziativa mi sembra rilevante più e prima ancora degli interventi certamente complessi da intraprendere nelle aree dove si svolgono le missioni di pace. Si inizia così a combattere il terrorismo internazionale a più livelli: non solo con l’intelligence o con interventi militari, ma ora anche con la formazione e la cultura. È un salto di qualità. Saranno ridisegnate le mappe delle zone calde tenendo conto non solo degli obiettivi sensibili, strategici, militari o energetici, ma anche di una nuova topografia della bellezza. L’Italia che è stata per secoli la culla della cultura e dell’arte, ha le competenze necessarie in questo campo. Ma lo stato di abbandono e di degrado di molti siti archeologici e artistici nel nostro Belpaese, fino ai recenti furti avvenuti al museo di Castelvecchio, per tornare a casa nostra, ci fanno pensare che la prima task force dovrebbe essere impiegata proprio qui da noi contro l’incuria, l’inciviltà e l’inefficienza con cui gestiamo il nostro patrimonio archeologico e artistico. Ci lasciamo derubare dei nostri migliori tesori con la facilità con cui si portano via le caramelle ai bambini mentre i beni non delocalizzabili li lasciamo andare in rovina o li gestiamo in perdita. Non parliamo poi del danno internazionale di immagine che deve subire l’Italia quando le code di turisti venuti da ogni parte del mondo per visitare i nostri monumenti rimangono in coda davanti ai cancelli chiusi per “assemblea sindacale”. Per fortuna non accade solo questo, ci sono anche degli esempi positivi. Dico questo per sottolineare il compito non facile che avranno i nuovi caschi blu della cultura. Se noi che viviamo praticamente dentro un grande museo diffuso su tutto il territorio facciamo tanta fatica a prendere coscienza del valore materiale e spirituale di tutto ciò, quanto sarà impegnativo creare questa sensibilità in quei luoghi dove la prima preoccupazione quando ci si sveglia al mattino è quella di portar fuori sana e salva la pelle a fine giornata? Non parliamo poi di come intervenire con coloro che considerano opera del demonio bellezze inestimabili . Il bello di questa iniziativa, proposta dall’Italia, è che almeno contribuirà a stabilire dei contatti e mantenere delle relazioni con quei territori che altrimenti rischiano l’isolamento totale e l’oblio della comunità internazionale.

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