Editoriale
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Quelle umiliazioni che i bambini saprebbero evitare

Correva l’anno 1969, nelle Università gli studenti occupavano le aule per cambiare il mondo, in quella della mia prima elementare neanche ci si rendeva conto di esserci al mondo…

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Correva l’anno 1969, nelle Università gli studenti occupavano le aule per cambiare il mondo, in quella della mia prima elementare neanche ci si rendeva conto di esserci al mondo… La mensa scolastica ce la sognavamo, però l’intervallo per la merenda me lo ricordo bene e quando suonava quella benedetta campanella partiva un grande fermento: tutti tiravamo fuori dalla cartella i cartocci con una esplosione di rumori e profumi. Quel momento era tutto per noi, e mentre gli insegnanti si ritrovavano tra di loro per prendere il caffè o il cappuccino noi aprivamo il nostro mercato spontaneo prima di uscire di corsa in cortile a giocare.
In quei momenti frenetici si potevano effettuare “vantaggiosi” scambi: un boccone di pane e “bondola” in cambio della figurina di Pietro Ansatasi o una fetta di mela in cambio del prestito di Topolino per l’intervallo. Eravamo ancora lontani dalle conquiste sessantottine dei colleghi universitari di Padova o Trento e tenevamo ben separati gli affari dei maschi da quelli delle bambine. Era un momento tutto nostro, ma in ogni caso nessuno rimaneva senza niente, nemmeno i più birichini che invece di comprare la merenda alla bancarella davanti alla scuola compravano caramelle o altre stupidaggini. Si potevano anche chiedere prestiti in natura o sottoscrivere delle specie di “pagherò” fatti tra di noi.  C’era sempre chi mangiava di più, magari con piccoli inganni nei confronti dei meno avveduti, ma nessuno fu mai escluso. Anche questa era scuola. E lì ho assistito a lezioni che non dimenticherò mai, nel bene e nel male (qualche volta).  Si sa che i bambini sanno essere angeli, oppure cinici e perfino un po’ perfidi, ma mai cattivi.
Perciò quando ho letto della bambina di Minerbe, che non essendo in regola con i pagamenti della retta per la mensa scolastica si è ritrovata davanti una scatoletta di tonno e un pacchetto di creackers ho pensato: questa è una cattiveria, allora potevano dargli una scatoletta per cani, così l’avrebbero umiliata meglio. A prescindere da cosa fanno o non fanno i suoi genitori, io proverei a chiedere ai suoi amichetti e compagni di classe come si potrebbe risolvere questo ­– che tutti ci auguriamo momentaneo ­– disagio. Scommetto che i bambini riuscirebbero a risolvere a modo loro la questione e sarebbe allo stesso tempo una lezione che ricorderebbero per tutta la vita. E non ci sarebbe bisogno di campagne mediatiche.

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