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In piazza col gilet

Ero abituato a vederli indosso a coloro che lavorano per asfaltare le strade o sono impegnati a svolgere un servizio d’ordine...

Parole chiave: Gilet Arancioni (1), Editoriale (336), Covid-19 (88)

Ero abituato a vederli indosso a coloro che lavorano per asfaltare le strade o sono impegnati a svolgere un servizio d’ordine. Da sabato scorso i gilet arancioni, emuli dei cugini d’oltralpe di colore giallo, sono diventati il simbolo di una protesta turbo-populista, contro tutto e tutti, in qualche caso alla faccia dei divieti di assembramento e dell’obbligo di mascherina. Con espressioni tipo quella secondo cui il Covid-19 sarebbe un bluff, un complotto organizzato dalla finanza mondiale per indebolire gli Stati e comprarne gli asset economici per due soldi. Provino a dirlo a chi nelle scorse settimane ha perso un famigliare o è stato ricoverato in terapia intensiva e intubato che è stato tutto un trucco e che «la pandemia non esiste, è una cagata pazzesca!» (dotta citazione fantozziana del loro leader). Sono contro i vaccini, contro l’Europa, vogliono un governo votato dal popolo e il ritorno della lira italica. A guidarli – non con il gilet ad alta visibilità e con le bande catarifrangenti, ma con camicia bianca, giacca e cravatta arancione – il cavaliere della Repubblica Antonio Pappalardo, 73enne palermitano, laureato in giurisprudenza, ex generale dell’Arma dei carabinieri (ribattezzato generale Aperol e i suoi seguaci pappalardi), ex deputato eletto nel 1992 come indipendente nelle liste del Psdi, già sottosegretario alle Finanze per 16 giorni durante il Governo Ciampi, ex vicepresidente della commissione Difesa, già leader dei forconi, attuale presidente del Movimento Liberazione Italia. Candidato lo scorso anno alle elezioni regionali umbre, ottenne 587 preferenze, con una percentuale da prefisso telefonico. Si definisce «uno dei più grandi musicisti del mondo» e percepisce 3.800 euro al mese di pensione (pur avendo rinunciato a 1.200 di vitalizio, ha dichiarato al Corsera).
Sin dall’antichità, in periodi di crisi e di incertezza vi sono sempre stati dei capipopolo abili nel cavalcare la protesta degli antisistema e di chi si è ritrovato d’un tratto in braghe di tela. Considerando però che questi ultimi potrebbero essere molti e in ulteriore crescita nei prossimi mesi, sarebbe pericoloso derubricare quella dei gilet arancioni alla stregua di una manifestazione folkloristica di contestatori senza mascherina vestiti da evidenziatori.

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