Editoriale
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In Siria non muoia la speranza

Da alcuni mesi le bombe non cadono più sui cieli della Siria, devastata negli ultimi dieci anni da una guerra per procura che ha visto e vede tuttora coinvolti a vario titolo cinque Stati, con le relative forze armate, in lotta tra loro...

Parole chiave: Siria (8), Editoriale (266)

Da alcuni mesi le bombe non cadono più sui cieli della Siria, devastata negli ultimi dieci anni da una guerra per procura che ha visto e vede tuttora coinvolti a vario titolo cinque Stati, con le relative forze armate, in lotta tra loro. Ma altre “bombe” sono scoppiate nel Paese mediorientale: quella della povertà che colpisce oltre l’80% della popolazione, priva talora anche dei beni primari; quella sanitaria, con metà degli ospedali pubblici non più utilizzabili a causa del conflitto e quindi impossibilitati a fronteggiare adeguatamente la pandemia da Sars-CoV-2 che è arrivata anche là. Un grande apporto è stato fornito in questi ultimi anni dall’iniziativa degli “Ospedali aperti” promossa dal nunzio apostolico, il veronese card. Mario Zenari, sostenuta dal Papa e dalla Santa Sede, che, grazie alla collaborazione della Fondazione Avsi, ha dato la possibilità a decine di migliaia di persone di ricevere cure adeguate e gratuite presso l’ospedale italiano e quello francese a Damasco e l’ospedale St. Louis ad Aleppo. Ora il progetto avrebbe bisogno di altri fondi per continuare.
A questa situazione si aggiunge il dramma di 12 milioni di siriani sfollati all’interno del Paese o in quelli vicini; di due milioni di bambini che non vanno a scuola; di città distrutte e bisognose di essere ricostruite; di una fortissima disoccupazione; di tanti giovani istruiti e qualificati costretti a fuggire all’estero; delle sanzioni internazionali che come al solito gravano sulle componenti più deboli della popolazione; di comunità cristiane dimezzate di fedeli per la forte emigrazione. Tutto questo nel silenzio informativo calato negli ultimi mesi sulla situazione in Siria, che rischia davvero di essere dimenticata.
Una delle voci che ancora una volta si è levata con forza, perché non muoia la speranza, è stata quella del cardinale Zenari che la scorsa settimana ha incontrato gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, riferendo della situazione che attraversa il Paese nel quale vive e opera da quasi dodici anni. Senza il sostegno dei governi, senza aiuti mirati – servirebbero 400 miliardi di dollari – per ricostruire e far ripartire l’economia, sarà ben difficile arrivare alla pace. Occorrerà poi riconciliare le persone. E questo sarà un grande compito per le religioni.

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