Editoriale
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Identikit di presidente

Queste righe che leggete sono state scritte prima dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica: ma non cambia nulla. Le ipotesi in campo erano due: o Mario Draghi o un altro...

Parole chiave: Editoriale (324), Presidente della Repubblica (4)

Queste righe che leggete sono state scritte prima dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica: ma non cambia nulla. Le ipotesi in campo erano due: o Mario Draghi o un altro. Se sarà stato eletto Draghi, si vede che il sistema dei partiti ha definitivamente messo in soffitta le troppe stupidaggini che hanno caratterizzato la Seconda Repubblica e ha deciso di cambiare rotta. Se sarà stato eletto un altro nome, avrà prevalso la voglia di tirare un po’ più a lungo questo sistema politico fatto di molte chiacchiere e pochi fatti.
Mica è un mago, Draghi. Ma sta fuori da quel sistema e viene riconosciuto urbi et orbi come un fuoriclasse. Ve l’immaginate, da presidente della Repubblica, ricevere il presidente del Consiglio che gli propone di controfirmare una legge che abolisce la povertà per dichiarazione d’intenti? O che regala miliardi di euro alla “cittadinanza” senza alcun controllo né riscontro? Lo prenderebbe per le orecchie e lo metterebbe dietro la lavagna degli asini. Purtroppo è ciò che non è accaduto tre anni fa.
Un qualsiasi altro nome dovrà invece tenere conto degli appetiti delle forze politiche, degli equilibri delle coalizioni, delle esigenze delle correnti, del “partito dei governatori”, insomma dei giochi e giochetti che da molti anni hanno come massima espressione amministrativa il “decreto milleproroghe”. Non si decide nulla e si rinvia tutto al prossimo anno.
Il sistema non sta più in piedi. Era già al collasso nel 2011 (ricordate Mario Monti?), ma si è riso e scherzato fino al 2021. Dal 1994 ci hanno raccontato che, se arrivava Berlusconi, era “una catastrofe”; se invece prevaleva Prodi, era “una calamità”. Una contrapposizione stile Dc-Pci del 1953 che alla prova dei fatti si è rivelata una grande fandonia.
Ogni 5 anni gli italiani hanno cambiato schieramento, e tutti i vincitori di elezioni sono più o meno rimasti dentro lo stesso solco, perché ormai i margini di manovra di una politica nazionale sono assai ristretti: c’è il debito pubblico mostruoso, ora il Pnrr, quindi l’Europa, il Pil, i trattati, le alleanze internazionali…
Guerreggiare per il bonus biciclette non pare il caso, da tempo quindi ci si è rifugiati nei “diritti” per i quali s’inscenano battaglie epiche, quanto puramente verbose e lontane un chilometro dalla vita degli italiani. Intanto la legislatura va avanti, con i relativi stipendi mensili.
Queste battaglie rimarranno anche in futuro, sono il necessario distinguo tra forze politiche ormai omologate, tant’è che ora governano assieme senza alcuno scandalo né sforzo. Per il resto, avremo bisogno di affidarci a qualcuno che approfitti della montagna di miliardi che arriveranno per costruire un’Italia di crescita e non di declino.
È stato questo l’intento dei mille grandi elettori che hanno scelto il nuovo presidente della Repubblica? Guardate il nome votato e capirete cosa ci aspetta nel futuro.

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