Editoriale
stampa

I russi e la libertà di picchiare i familiari

Che la Russia volesse mostrare i muscoli era cosa nota, almeno da quando è asceso al potere Vladimir Putin. Troppo forte il desiderio di riconquistare quel titolo di superpotenza mondiale venuto meno con il crollo del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, di cui era la repubblica più grande e potente.

Parole chiave: Russia (10), Editoriale (310), Alberto Margoni (64)

Che la Russia volesse mostrare i muscoli era cosa nota, almeno da quando è asceso al potere Vladimir Putin. Troppo forte il desiderio di riconquistare quel titolo di superpotenza mondiale venuto meno con il crollo del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, di cui era la repubblica più grande e potente. Meno noto era il desiderio del popolo russo di mostrare la propria forza fisica non solo nel contesto internazionale ma anche su quello interno, persino nell’ambito più intimo, quello famigliare. Eppure sarà così quando a breve, è facile supporre, anche il Senato e il presidente Putin daranno il proprio benestare al progetto di legge approvato dalla Duma, la camera bassa russa, che depenalizza i maltrattamenti famigliari a semplice illecito amministrativo, per uniformare la norma alle percosse contro gli estranei. In sostanza, chi picchierà moglie o figli – e verrà denunciato per questo – rischierà una multa o, al massimo, qualche giorno in gattabuia, rispetto alla pena prevista sinora che arriva fino a due anni di reclusione. A meno che non sia recidivo – e quindi già condannato per lo stesso motivo – o le percosse  abbiano causato gravi danni fisici.
Ma siccome le idiozie non vengono mai sole, sconcerta il fatto che la decisione sia stata presa dall’assemblea parlamentare in terza lettura quasi all’unanimità: 380 favorevoli e solo tre contrari! Facile ironizzare sul fatto che questi ultimi fossero i soli ad essere sobri. Comunque andrebbero segnalati per il Nobel per la pace o almeno al concorso “mosche bianche… a Mosca”. Ancor più demenziale la compiaciuta motivazione fornita dal presidente dell’assemblea, Viaceslav Volodin: «Così si creano famiglie forti». Roba che se fossimo sua moglie, un giro di manico col mattarello non glielo toglierebbe nessuno!
Chissà, forse i legislatori russi vorranno incentivare le attività delle palestre di arti marziali o di boxe, incrementare gli accessi ai pronto soccorso e ai reparti di ortopedia degli ospedali, ma così ledono in modo assurdo l’integrità della cellula fondamentale della società, già di suo esposta a mille forze contrarie, anche nell’ex Urss. La concordia, l’educazione dei figli, la pace in famiglia non si conseguono certo a suon di botte. Tanto più che quella dei maltrattamenti è una piaga dolorosa, talora combinata a quelle latitudini con l’alcolismo, e in molti casi non viene neppure denunciata. La depenalizzazione rischia di aggravare ancora di più una già difficile situazione.

Tutti i diritti riservati
I russi e la libertà di picchiare i familiari
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.