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I nonni? Vanno festeggiati così

Quante sono le feste dei nonni? Una l’abbiamo appena celebrata il 2 ottobre, giorno in cui, nella tradizione cattolica, si celebrano gli Angeli custodi, simbolo di protezione e guida divina...

Parole chiave: Editoriale (374), Stefano Origano (141), Nonni (11)

Quante sono le feste dei nonni? Una l’abbiamo appena celebrata il 2 ottobre, giorno in cui, nella tradizione cattolica, si celebrano gli Angeli custodi, simbolo di protezione e guida divina. Questa festa che si fa in tutto il mondo, ha pure un riconoscimento di legge nel nostro Paese ed è accompagnata da iniziative su tutto il territorio nazionale. Poi c’è la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani istituita da papa Francesco nel 2021, che si celebra a luglio in concomitanza con la memoria liturgica dei santi Gioachino ed Anna, genitori della Madonna e dunque nonni di Gesù.
Quindi non una soltanto, ma ben due ricorrenze ci ricordano quanto i nonni e le nonne costituiscano un punto di riferimento e una fonte di amore incondizionato per le nuove generazioni. Ben vengano allora le manifestazioni pubbliche, i concerti, le rappresentazioni, i regali, le iniziative di vario genere che favoriscono la valorizzazione del ruolo di queste persone nel non semplice processo di trasmissione delle nozioni tra generazioni. Ma non dimentichiamoci che la maggior parte di loro non han molto da festeggiare in questi tempi di ristrettezze. Un modo migliore per manifestare la riconoscenza anche a livello sociale nei loro riguardi dovrebbe essere qualla di dare un’occhiata a come sono ridotti dal punto di vista pensionistico, sanitario e assistenziale. Sono molto belle le immagini dei nonni “supereroi” che sono pieni di salute, dinamici e con tanto tempo libero da dedicare alla famiglia e alla società; ci sono e sono importanti, ma quelli infermi, quelli affetti da Alzheimer o demenza senile meritano qualche parata in meno e qualche provvedimento in più. Avete mai visto queste persone che si mettono in coda ad uno sportello per una qualsiasi pratica, oppure che devono intraprendere improbabili iter burocratici  per una prestazione sanitaria? Se non c’è qualcuno che si prende cura di loro, rinunciano a tutto, anche ai diritti garantiti dalla legge. Non ci siano nonni di Serie A, perché hanno la grazia e la fortuna di essere ancora in forma, e nonni di Serie B che invece costituiscono solo un peso di cui non si vede l’ora di liberarsi.
Se festa deve essere, che lo sia per tutti, incominciando dal fare un po’ più di giustizia e un po’ meno di retorica.

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