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Era Spelacchio, sarà una casetta per le mamme

Ci sono storie che sembrano favole perché hanno la capacità di stupirci in un tempo dove prevale la negatività e la paura del futuro che ogni giorno si tinge di tinte più fosche. Chi non ricorda la triste vicenda del grande abete arrivato nella Capitale dalla magnifica comunità di Fiemme per decorare piazza Venezia lo scorso Natale?

Parole chiave: Spelacchio (1), Albero di Natale (1), Editoriale (336), Stefano Origano (128)

Ci sono storie che sembrano favole perché hanno la capacità di stupirci in un tempo dove prevale la negatività e la paura del futuro che ogni giorno si tinge di tinte più fosche. Chi non ricorda la triste vicenda del grande abete arrivato nella Capitale dalla magnifica comunità di Fiemme per decorare piazza Venezia lo scorso Natale? Quel gigante alto 34 metri, che alla veneranda età di 100 anni poteva vantarsi di essere sopravvissuto a guerre e alluvioni, non era riuscito a resistere pochi giorni lontano dalla sua terra e si era arreso lasciandosi cadere le braccia. E così anziché portare letizia per la festa più attesa da tutti, quella che celebra la vita nascente, trasmetteva tristezza e senso di morte. Dall’ironia mista a pietà che solo il popolo romano sa esprimere era stato battezzato “Spelacchio”. Suo malgrado era diventato l’emblema di tanti mali del nostro tempo: una figuraccia vergognosa sotto tutti i punti di vista.
Ma è di questi giorni la notizia che quella storia non è finita e che Spelacchio avrà una nuova vita e una seconda possibilità per farsi finalmente apprezzare: riportato defunto nella sua terra sarà trasformato in odorose tavole con cui verrà realizzata una casetta e posta in un giardino pubblico romano. Si chiamerà Baby little home e consentirà alle mamme di accudire i propri bambini in sicurezza e privacy. Il processo di lavorazione è ancora lungo, ma si prevede che sarà pronta per l’estate. Una bella storia di riscatto. Ma anche un esempio di recupero e riutilizzo con certificazione ecologica.
Da 900 anni la comunità montana della Val di Fiemme gestisce con cura esemplare il patrimonio boschivo e il taglio di alberi di questo tipo viene sempre eseguito in modo responsabile e rispettando i ritmi naturali delle foreste. Questo albero viene da un bosco certificato per la sua gestione sostenibile secondo due standard internazionali, cioè Fsc e Pecf. La scelta sostenibile prevede che ogni pianta tagliata sia rimpiazzata da nuove piantine senza interrompere il ciclo vitale del bosco.
Abbiamo un patrimonio, non solo naturalistico, inestimabile. Se sappiamo vivere in simbiosi  ne riceveremo in cambio un sacco di benefici. Come si è riusciti a realizzare questo in passato é urgente trovare nuove pratiche che permettano di salvaguardare e valorizzare con una pianificazione intelligente quelle risorse che il mondo ci invidia. Tra queste la bellezza è la più evidente, ma anche la più fragile.

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