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Divorzio, infine chi ha perso?

La storia la scrivono i vincitori, si sa; ne abbiamo la conferma anche dalla retorica che in questi giorni esalta il 50º anniversario della legge che sancisce il divorzio

Parole chiave: Divorzio (1), Editoriale (260), Stefano Origano (96)

La storia la scrivono i vincitori, si sa; ne abbiamo la conferma anche dalla retorica che in questi giorni esalta il 50º anniversario della legge che sancisce il divorzio. Vengono rispolverati vecchi slogan che caratterizzarono quel periodo caldo, del tipo: “Paolo VI ha perso e ha vinto Pannella”. Lasciamo agli storici le analisi su come il 1° dicembre 1970 segnò un punto di rottura culturale con la tradizione precedente e l’inizio di una serie di processi che determinarono nuovi scenari nella società, nella politica e anche nella Chiesa.
Se per la “verità” da entrambe le parti si diede fondo a tutte le risorse disponibili per affermare la propria visione della famiglia, e dei diritti/doveri connessi, oggi sarebbe più utile analizzare quel confronto dal punto di vista del processo democratico. In democrazia si vince se si è capaci di elaborare un orizzonte di contenuti e valori che si traducono in alcune idee chiare e semplici attorno alle quali si crea il consenso dei cittadini mediante immagini simboliche in cui si rispecchiano. Poi ci sono i trucchi, i colpi di genio e gli eventi esterni non prevedibili che possono far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.
Dopo 50 anni, lasciando da parte l’enfasi emotiva, quella visione vincente che si tradusse in legge è ancora valida? L’idea fondante di quell’impianto e i contenuti simbolici associati sono ancora attuali? Quali sono i lasciti della “vittoria” determinata dall’approvazione della legge sul divorzio? I numeri impietosi raccontano l’altra faccia della medaglia: i matrimoni sono in costante calo, così come l’andamento demografico e circa la metà di essi terminano con la separazione e il divorzio, grazie anche alle nuove disposizioni che accelerano i tempi, semplificano le procedure burocratiche e abbattono i costi per dire fine ad una unione ritenuta esaurita.
I dati indicano che a vincere purtroppo sono la perdita di una vision complessiva sulla famiglia e della sua prospettiva simbolica, la crescente sfiducia in questa istituzione, la paura di non farcela nonostante la rassicurante uscita di sicurezza rappresentata dal divorzio.
Violenze e conflitti in ambito familiare non sono diminuiti e chi si bea di aver vinto una gloriosa battaglia, ora rischia di perdere la guerra. In questo caso perdiamo tutti.

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