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Un nuovo film sul poverello di Assisi

Il sogno di Francesco
(Italia/Francia/Belgio, 2016)
regia: Renaud Fely, Arnaud Louvet
con: Elio Germano, Alba Rohrwacher, Yannick Renier
durata: 88’
Valutazione Cnvf: consigliabile/problematico/dibattiti

Parole chiave: Il sogno di Francesco (1)
Un nuovo film sul poverello di Assisi

Cosa c’è di così cinematografico nella figura di Francesco di Assisi da farne uno dei personaggi più visitati e rivisitati della storia del cinema? Quando si è di fronte ad un gigante dell’umanità è impresa ardua quella di circoscriverne la grandezza in un racconto che per sua natura non potrebbe coglierne le mille sfaccettature.
Ci hanno provato in molti, con alterni risultati. In alcuni casi sono stati prodotti dei capolavori (Francesco giullare di Dio, 1950 di Roberto Rossellini). In altri delle dignitose ma non imperdibili spettacolarizzazioni all’americana (Francesco d’Assisi, 1961, del peraltro grandissimo Michael Curtiz, qui verso la fine della sua carriera). Una regista come Liliana Cavani si è dedicata a Francesco ben tre volte nell’arco della sua produzione (1966, 1989, 2014).
Ultimo in ordine di tempo, ma non di qualità artistica, arriva questo film di due sceneggiatori e registi francesi, che si sono fatti le ossa girando diversi documentari e che portano questa loro origine e competenza anche in molte parti di un’opera forse non del tutto riuscita, ma davvero interessante.
Il film, con scelta molto opportuna, non ripropone l’intera vicenda biografica di Giovanni di Pietro Bernardone, che si spoglierà di ogni bene terreno e diverrà un faro anche nei secoli a venire, ma si concentra solo su alcuni periodi.
La voce fuoricampo che narra la vicenda ci dice che siamo nel 1209, anno in cui è particolarmente vivo il dibattito tra Francesco e i suoi seguaci, dopo che il papa Innocenzo III ha rispedito al mittente, chiedendone una revisione, la proposta di Regola dell’ordine che gli era stata sottoposta. Elia da Cortona, in particolare, è colui che si contrappone a Francesco, seppur con spirito fraterno, perché alla spinta utopistica e radicale del poverello di Assisi vorrebbe aggiungere una più realistica e politica e diplomatica concezione del rapporto tra idealità e potere.
Si tratta, come è evidente, di un dibattito eterno, che scaturisce ogniqualvolta emergano fortissime volontà di rinnovamento e valutazioni oggettive dello stato di cose esistente. Non si tratta, e i due registi non lo fanno, di dividere con scure manichea i buoni dai cattivi. Entrambe le posizioni, quella di Francesco e quella di Elia, hanno le loro ragioni, che vengono ben evidenziate e appassionano e interessano lo spettatore.
Elio Germano è un magnifico Francesco. Alba Rohrwacher è Chiara. Jérémie Renier, che non a caso proviene dal cinema dei fratelli Dardenne, è Elia.

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