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La Rocca di Manerba è riserva naturale

Istituita ufficialmente l’area di ripopolamento ittico delle antistanti acque del Garda

Parole chiave: Rocca di Manerba (1), Riserve naturali (1), Pesca (2), Lago di Garda (7)
La Rocca di Manerba è riserva naturale

Rocca di Manerba, riserva naturale a tutti gli effetti. È stata istituita ufficialmente il mese scorso, con delibera del Consiglio comunale manerbese, l’area di ripopolamento ittico delle acque del Garda antistanti la rocca, dove la pesca sarà vietata anche ai professionisti.
I 50mila metri quadrati di lago e oasi naturale saranno presto delimitati da una serie di boe per favorire il ripopolamento ittico. Un paradiso naturale che dalla terra si estende alle acque lacustri, a beneficio dei suoi primi abitanti.
La rocca di Manerba è da sempre il luogo delle emozioni: perfetta per un’escursione a primavera e per godere della meravigliosa vista dell’intero lago. Un ampio parcheggio consente di lasciare l’auto per proseguire a piedi verso la zona archeologica e apprezzare il panorama dalla croce in cima al promontorio, immersi nel silenzio di un osservatorio privilegiato. Una volta raggiunta la sommità, si può anche scendere verso la fascia costiera sottostante (se attrezzati con calzature idonee) per immergersi ulteriormente nella rigenerante bellezza della natura gardesana.
La croce della rocca di Manerba è considerata, insieme alla rocca di Lonato, uno dei più bei punti panoramici del Garda bresciano: da questo affaccio meraviglioso, nelle giornate limpide, si possono vedere il lago nella sua totalità, l’isola dei Conigli, l’isola del Garda, il porto di San Felice del Benaco, il golfo di Salò, la punta di Sirmione, il Baldo e tutti i paesi rivieraschi. Mentre ci s’incammina verso la cima, si incontrano le fortificazioni medievali, il museo archeologico, con numerosi reperti naturalistici e testimonianze di insediamenti antichi. Le varie zone sono inserite in un magnifico contesto paesaggistico formato dalla Riserva naturale della Rocca e del Sasso, il parco lacuale, il museo e il parco archeologico e vari sentieri.
Per oltre 200 ettari, la Riserva naturale di Manerba si estende tra lago e terra. E la nuova delibera del Consiglio comunale guidato dal sindaco Isidoro Bertini rappresenta la conclusione di un lungo iter, iniziato anni fa. Tutto è cominciato, ha spiegato il primo cittadino, «da una nostra richiesta, poi diventata un emendamento discusso in Regione, in Commissione Agricoltura, e infine inserito nel provvedimento della Riserva stessa. Un’idea basata su studi ed esperimenti positivi anche all’estero, come già fatto in Giappone per esempio: i pesci potrebbero riconoscere la riserva ittica come zona sicura e il ripopolamento andrebbe a vantaggio anche della pesca nelle aree circostanti. Non va dimenticato, infatti, che nel parco lacuale di 84 ettari la pesca è già vietata e consentita solo ai professionisti».
L’area tutelata si trova dietro la rocca; il Comune di Manerba ha richiesto all’Autorità di Bacino il posizionamento delle boe, che andranno ad aggiungersi a quelle già esistenti per il parco lacuale, che si affianca ai 116 ettari di territorio costiero. «Ai pescatori professionisti del Garda bresciano – ha dichiarato ancora Bertini – la Regione consegnerà un libretto in cui dovranno registrare la tipologia e la quantità di tutto quello che viene da loro pescato».  Dalle sardine ai lucci, ai coregoni: ogni pesce sarà registrato per verificare lo stato di avanzamento del progetto e gli effetti del ripopolamento. Ma le novità non sono finite.
Il Comune sta già valutando, contributi permettendo, di realizzare un nuovo centro di accoglienza sulla strada tra Dusano e San Giorgio, dove già è presente un posteggio e dove si prevede l’ampliamento per attrezzare l’area ad accogliere anche i pullman; altra idea è il posizionamento di un chiosco ed eventualmente di un book-shop, oltre alla creazione di una sala multifunzionale per incontri, a disposizione di visitatori, università e aziende. Infine, ha anticipato ancora il sindaco, ci sarebbe anche un progetto in ambito agroalimentare, con incentivi e investimenti per la coltivazione e la vendita di prodotti autoctoni e frutti antichi tipici della zona gardesana, come olive, giuggiole e fichi.

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