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A Monteforte l'oratorio di San Carlo Borromeo troverà nuova vita

Dopo un lungo periodo di abbandono, al via i lavori di recupero guidati dal Comune 

Parole chiave: Monteforte d'Alpone (1), Oratorio (2), Restauro (3), Provincia (21)
A Monteforte l'oratorio di San Carlo Borromeo troverà nuova vita

Dopo tanti anni l’oratorio di San Carlo Borromeo ritornerà al suo antico splendore. I lavori per ristrutturare la chiesetta, che si trova a Monteforte d’Alpone all’incrocio tra via San Carlo e viale Europa, sono iniziati lo scorso dicembre e si concluderanno ad aprile.

L’oratorio, realizzato tra il 1610 e il 1631, fu fatto costruire da Benedetto Boniotti all’estremità del brolo che ereditò dopo la morte dei suoi familiari. Due secoli dopo, nel 1836, l’oratorio (assieme alla villa, ai rustici e al brolo) fu acquistato dal dott. Pietro Trezzolani. Alla fine della Seconda Guerra mondiale la chiesetta si trovava in condizioni precarie, soprattutto a causa del crollo del tetto. Nel 1947 l’allora sindaco Livio Antonioli diede l’ordine di demolirla ma due pittori montefortiani, Ruggero Rizzini e Moreno Zoppi, si opposero a questa decisione chiedendo l’intervento della Soprintendenza ai monumenti.

Grazie a questa presa di posizione la demolizione fu sospesa e arrivò un finanziamento ministeriale che fu utilizzato per restaurare il tetto. Infine, nel 1963, l’ing. Aldo Trezzolani (ulti- mo proprietario della villa e discendente di quel Pietro Trezzolani che comprò la proprietà) morì; nel suo testamento nominò erede universale la Provincia veneta di Sant’Antonio dell’Ordine dei Frati minori di Venezia. I frati, dopo aver ricevuto l’eredità, si affrettarono a vendere tutto; però non hanno mai vantato alcun diritto né mai compiuto atti possessori sulla chiesetta di San Carlo che, tra l’altro, non venne citata nei documenti riguardanti la successione.

Dopo varie ricerche condotte dall’ex assessore alla cultura Rosario Maccarrone, nel 2018 venne accertato che la chiesetta non apparteneva a nessuno e che quindi doveva ritenersi di proprietà comunale. In mezzo, però, c’era sempre la Provincia veneta di Sant’Antonio che risultava collegata ad essa tramite il testamento del 1963. La soluzione arrivò dopo mesi di lavoro e trattative attraverso il procedimento della mediazione che, a metà maggio del 2019, riunì nello stesso tavolo i frati e il Comune di Monteforte per chiudere l’accordo: in base a questo la chiesetta venne ceduta ufficialmente al Comune.

La nuova amministrazione comunale, eletta a fine maggio del 2019, si diede subito da fare per cercare di reperire le risorse per sistemarla.«Da anni la chiesetta è transennata perché ci sono rischi di crolli, la sua messa in sicurezza quindi è una priorità: dopo decenni di abbandono finalmente verrà recuperata e restituita alla comunità», dichiara il consigliere con delega ai lavori pubblici, Giuseppe Salvaro.

Il progetto di restauro prevede il rifacimento del tetto per poi passare al recupero di pareti, pavimenti e intonaci. La spesa complessiva sarà di circa 160mila euro: una parte della somma, cioè 100mila euro, è arrivata tramite il Piano di sviluppo locale del Gal Baldo Lessinia; il resto arriverà dalle casse del Comune.

Nel corso degli anni, purtroppo, l’interno della chiesetta di San Carlo è stato spogliato di ogni suppellettile e di molti frammenti di stucco e marmo, dato che chiunque poteva forzare la porta ed entrare. L’altare in marmo, attribuito allo scultore veronese Domenico Curtoni, ha colonne con capitelli ionici e pulvini che sorreggono il timpano; un tempo conteneva una pala del pittore veronese Claudio Ridolfi (1570-1644) che raffigurava Maria Vergine col Bambino e i santi Carlo Borromeo, Francesco d’Assisi e Giovanni Battista; l’opera, però, scomparve subito dopo la Seconda Guerra mondiale.

 

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