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La grande mostra su Caroto segno dell’attesa ripartenza

di MARTA BICEGO
Oltre 120 opere del poliedrico artista veronese esposte alla Gran Guardia fino al 2 ottobre

Parole chiave: Caroto (1), Mostra (8), Verona (222)
La grande mostra su Caroto segno dell’attesa ripartenza

di MARTA BICEGO
Sorride il fanciullo, con sguardo divertito e capelli fulvi, mentre esibisce il foglio che tiene nella mano. Diventa l’emblema della ripartenza, culturale e artistica, della città dopo le difficoltà causate dalla pandemia. Nel nome di Caroto e le arti tra Mantegna e Veronese: titolo della prima mostra su Giovan Francesco Caroto (1480 circa-1555) con oltre 120 opere provenienti da alcune delle più prestigiose collezioni, sia italiane che estere. Da apprezzare, negli spazi monumentali di palazzo della Gran Guardia, fino al 2 ottobre.
Programmata originariamente per il 2020, l’esposizione è stata inaugurata nei giorni scorsi, dopo una sorta di prolungata quarantena. Con la soddisfazione, palesata in una maniera quasi irriverente, dal celebre Ritratto di fanciullo ridente con disegno che fu tra le opere trafugate (e in seguito per fortuna ritrovate) nel clamoroso furto avvenuto al museo di Castelvecchio nel 2015. Un’altra storia a lieto fine, insomma, tant’è che il dipinto adesso è uno dei pezzi scelti per presentare l’evoluzione del grande pittore, seguendolo dagli esordi giovanili al riconosciuto ruolo di artista. Tra interventi conservativi e analisi diagnostiche, uniti ad attività di ricerca, i ricercatori e i curatori – il direttore dei Musei civici di Verona Francesca Rossi, lo storico dell’arte Gianni Peretti ed Edoardo Rossetti della Scuola universitaria professionale svizzera italiana di Lugano – non si sono mai fermati. Anzi: «Le mostre sono punti di partenza per il futuro», ha detto Rossi.
Quest’operosità si respira percorrendo le sale di un evento curato nei dettagli, con soluzioni multimediali che ammiccano alle moderne tecnologie: dall’app per smartphone che accompagna i visitatori, anche ipovedenti, alla caccia al tesoro in realtà aumentata fino alla Wunderkammer del museo di Francesco Calzolari. Senza dimenticare il ruolo cruciale svolto dai partner scientifici coinvolti nell’iniziativa: i musei di Palazzo Ducale di Mantova e del Castello Sforzesco di Milano, testimoni del valore dell’esperienza itinerante di Caroto che esercitò la sua attività artistica tra le città di Verona, Mantova e Milano. «Su Caroto c’è ancora tanto da dire», ha rimarcato Rossetti, a partire dal profilo a lui dedicato da Giorgio Vasari.
Artista intelligente, curioso, spiritoso, vagabondo. Lavorò a Mantova alla corte dei Gonzaga, sotto l’egida di Mantegna; poi a Milano, al servizio di Antonio Maria Visconti; quindi a Casale Monferrato, alla corte del marchese Guglielmo IX Paleologo. Conobbe e apprezzò la pittura fiamminga e nordica ma pure Raffaello e i suoi seguaci, tanto da rendere credibile l’ipotesi di un suo viaggio di studio a Roma. Esercitò la pittura, la miniatura, il disegno naturalistico, la medaglistica, la statuaria. Si dedicò in particolare alla pittura devozionale pubblica e privata, ma raggiunse forse i suoi esiti più personali e felici nel ritratto e nella pittura di paesaggio. Ed ecco allora le nove sezioni del percorso espositivo che si apre, in maniera inaspettata, con delle miniature, per evidenziare la versatilità dell’artista nel passare dai dettagli minuscoli alle opere monumentali, come l’imponente San Sebastiano della chiesa di Santo Stefano di Casale Monferrato. Con la possibilità di apprezzare la meravigliosa Pala Trivulzio, completata nel 1497 per la chiesa di Santa Maria in Organo e oggi conservata al Castello Sforzesco: olio su tela di Andrea Mantegna per la cui esecuzione si suppone la presenza di un’altra mano, quella appunto del Caroto, in alcune sue parti. E ancora, il Ritratto di gentildonna in prestito dal Louvre, a sottolineare ulteriormente le capacità di ritrattista.
Alla rassegna si collega infine una rete di itinerari artistici nelle chiese cittadine per le quali Caroto ha operato. Si tratta di un progetto realizzato in collaborazione con la Diocesi di Verona, l’ateneo scaligero, la Soprintendenza e la fondazione Verona Minor Hierusalem. È possibile visitare la mostra dal martedì alla domenica, in orario 10.30-19.30. Ingresso: 12 euro (intero) e 10 euro (ridotto). Per ulteriori informazioni e prenotazioni: telefono 045.8537339 dal lunedì al venerdì ore 9-18 e il sabato ore 9-13, email infocivita@tosc.it e sito www.mostracaroto.it

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