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Generazione Teatro: due serate di “resistenza teatrale”

Due giorni, tre spettacoli e 90 studenti in scena sul palcoscenico del Teatro Ristori

Parole chiave: Ristori (1), Teatro (21), Scuola (43), Verona (81)
 Generazione Teatro: due serate di “resistenza teatrale”

Gli studenti ritornano a calcare le scene del Ristori, il 27 e 28 maggio. Sono l'anima di Generazione Teatro: il progetto di laboratori teatrali nelle scuole ideato dal regista Alessandro Anderloni. Nata nel 2014 dalla collaborazione tra la Fondazione Cariverona e l’associazione culturale Le Falìe, l'iniziativa ha portato sul palcoscenico 1.200 giovani attori in sei anni.

Quest'anno il progetto prevede: due giornate, tre spettacoli (al mattino per un pubblico scolastico, alla sera aperti al pubblico con ingresso libero) e il coinvolgimento di 90 studenti e studentesse di Verona e provincia.Dal 2016 a far parte del progetto è anche la compagnia teatrale in lingua tedesca del Goethe Zentrum di Verona.
Primo appuntamento è il 27 maggio (alle 20.30) con la Compagnia teatrale del Liceo Messedaglia di Verona con Resistere, di Alessandro Anderloni. In scena un secolo di storia e dieci spaccati di resistenza civile.
Sempre dell'autore di Velo Veronese sono testo e regia delle rappresentazioni del 28 maggio (alle 20.30). La prima assemblea è proposta dalla Compagnia teatrale Pietro Sossai dell’Its Marco Polo di Verona. All’Istituto Marco Polo nel 1969 spira il vento delle contestazioni studentesche. L’8 febbraio, giornata “delle matricole”, le diverse rivendicazioni di studenti e studentesse si acutizzano nella richiesta di un’assemblea libera e autogestita. A seguire, la Compagnia Goethes Verona-Bühne del Goethe Zentrum di Verona interpreta invece Der blaue hut (il cappello blu), con traduzione di Rafaela Amabile, spettacolo in lingua tedesca e italiana, con sopratitoli in italiano. La crisi del 1929 ha fatto sentire i suoi effetti a casa Eisbeck, benestante famiglia di origini berlinesi che a Verona ha fondato il suo impero imprenditoriale. Nella villa in Valpolicella la signora Eisbeck ha in mente un epilogo festoso all’inevitabile fallimento dell’azienda gestita da un marito sottomesso alla madre e incapace di prendere decisioni.

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