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Scuola, lavoro e... la voglia di sacerdozio

di LUCA PASSARINI
Don Mirco Cannavò e un futuro che sembrava già scritto. Poi...

Scuola, lavoro e... la voglia di sacerdozio

di LUCA PASSARINI
«La mia è una storia molto normale e semplice», ci dice subito don Mirco Cannavò, 31 anni e da pochi mesi parroco di Sant’Anna dei Boschi e San Marco dei Boschi. «Da ragazzo, se c’era una cosa che proprio mi infastidiva, era che bisognava sempre rispondere alla domanda: che cosa vuoi fare da grande? In effetti, spesso crea imbarazzo, mette in crisi, anche se è davvero qualcosa che sprona. A me, del resto, sembrava di avere tutto chiaro: una famiglia e il lavoro da dentista». Per seguire questa passione professionale, ogni mattina partiva in autobus dalla natia Ronco all’Adige per andare a Verona a frequentare l’istituto Fermi a indirizzo odontotecnico: «Viaggi lunghi, ma che mi hanno permesso di conoscere persone nuove e vivere anni molto belli, pure con parecchie soddisfazioni scolastiche». È stato anche il periodo delle grandi domande, che hanno messo in crisi le due certezze che aveva, o pensava di avere: il lavoro futuro e la fede. «Ho stretto i denti per gli anni delle superiori, nascondendo tutto a tutti; ma, conclusi gli esami di maturità, mi sono trovato ad aver toccato il fondo e mi sono chiesto con forza e verità che cosa volessi fare». 
Proprio questo ha aperto la porta al Signore: «Per la prima volta ho sentito la sua presenza, ho intuito che mi stava vicino, mi sosteneva, dava senso alla vita. Questo mi ha permesso di vedere tutto in maniera diversa: non più come un fallimento, ma un dono». È cambiato così anche il modo di vivere le relazioni, la parrocchia, non più solo come aggregazione, e la relazione con Dio, trovandosi spazi personali di silenzio e di preghiera, provando a immergersi anche nella Liturgia delle ore: «Quest’ultima in realtà non sapevo nemmeno cosa fosse di preciso, ma la cosa per me certa era che il parroco, sempre con il breviario sotto mano, era felice e sereno». I passi in questo cammino rinnovato lo hanno portato a riconoscere in sé anche la possibilità di una chiamata al celibato e alla vita presbiterale. Una domanda che Mirco dice non esserci mai stata da bambino e ragazzo, quando il planning di tutta la settimana comunque ruotava attorno alla parrocchia: «Mi è entrata in quell’estate così movimentata, ma all’inizio non volevo neanche prenderla in considerazione, forse anche mosso dalla consapevolezza di essere figlio unico. C’è stato però un momento particolare di adorazione, a cui sono arrivato deluso e arrabbiato con la domanda sul cosa fare che continuava a ronzare; lì, ad un certo punto, mi sono spogliato di ogni sicurezza, liberato da tutto e il ragionamento di testa si è spostato al cuore: posso dire di aver davvero pregato e mi sono aperto alla chiamata del Signore».
Nonostante avesse avvertito subito l’importanza di quell’occasione e di quelle intuizioni, Cannavò non ebbe modo di parlarne subito con qualcuno, perché il parroco a cui si era legato nell’adolescenza aveva appena cambiato servizio e con il nuovo, pur essendo un bel punto di riferimento, non aveva ancora una relazione di confidenza: «Dopo un po’ di conoscenza reciproca, ci siamo esposti l’un l’altro, anche perché avevo cominciato a frequentare anche la Messa feriale». Il parroco lo portò a visitare la comunità propedeutica di Casa San Giovanni Battista e a fare conoscenza dell’allora direttore che, riconoscendo la possibilità di iniziare il cammino, disse: «Se vuoi, puoi entrare già da domani». Rimaneva per Mirco da affrontare quella che pensava essere una grande sfida ovvero comunicarlo ai genitori: «Non ci fu assolutamente il senso di delusione che temevo, ma al contrario sono stati contenti e mi hanno confermato che sarebbero stati felici se quella era la mia strada».
Buttate via le paure, l’ingresso in comunità ha permesso il dialogo e il confronto con coetanei che si facevano le stesse domande, il prete che li accompagnava e pure il padre spirituale del Seminario maggiore. «Gli anni della formazione – ci racconta – sono stati belli, ma anche mi hanno chiesto di superare la fatica di uscire dai ritmi e dalle abitudini che mi ero costruito negli anni precedenti. Importante è stato il rapporto con i compagni di classe, con cui condividere lo studio, gli impegni e i tempi di gratuità: in Seminario impari a capirti e ora, anche se non riusciamo a trovarci spesso, non manca mai la telefonata in cui al volo parli lo stesso linguaggio».
I primi anni di ministero li ha vissuti a Soave, dove ha trovato una bella realtà, la fraternità con sette preti di età ed esperienze diverse e una pastorale giovanile molto intensa, dentro cui buttarsi a capofitto. «Questa – racconta – è una delle differenze con l’essere parroco. Ora hai la responsabilità su tutto, pure se sei giovane ti chiedono di indicare una strada, di dire dei sì e dei no, sei punto di riferimento per ogni età, dal ragazzo all’anziano. Mi sto gustando, per esempio, come momento più bello della settimana il fermarmi fuori dalla porta della chiesa al termine della celebrazione eucaristica a salutare la gente, a raccogliere i loro sorrisi e le loro lacrime, ad ascoltare le loro preoccupazioni e magari darsi appuntamento per una visita a casa. E non manca poi qualcuno che telefona in canonica, anche solo per sentire come va; insomma, abito da solo, ma non vivo certo la solitudine».
Un bell’assist, in questi primi passi da parroco, lo ha ricevuto proprio dal Cammino sinodale che si è da poco aperto, che diventa un buon motivo per ripensare alcuni aspetti della pastorale e ancor prima le diverse modalità di incontro e confronto. Esemplifica don Mirco: «Con le persone coinvolte nella parrocchia, ci siamo detti che non possiamo più fare cinque minuti di preghiera e un’ora di discorsi, ma partiamo proprio dal condividere lo stare con il Signore che porta a un modo più profondo di rimanere tra noi e parlare».
Questi mesi e l’inizio di un nuovo ministero, hanno cambiato anche il suo modo di pregare e di predicare, con un cuore da padre attento alla sua famiglia, oltre che di organizzare le giornate, del resto sempre soggette all’imprevisto e alle diverse richieste per cui essere disponibile.

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