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Padre Davide Costalunga ordinato prete dal vescovo Pompili

di REDAZIONE

Una giovinezza difficile, poi la conversione: sabato 8 ottobre l'ordinazione in Cattedrale

Parole chiave: Ordinazione (1), Preti (20), Mons. Domenico Pompili (7), Vescovo (303), Vita Chiesa (9), Parrocchie (51)
Padre Davide Costalunga ordinato prete dal vescovo Pompili

di REDAZIONE

Riportiamo di seguito un intervento di padre Davide Costalunga (nella foto di Fausto Ferioli), passionista, apparso sul numero di Verona fedele del 9 ottobre 2022.
 

Mi chiamo Davide Costalunga ho 45 anni e sono nato a Badia Calavena in contrada Costalunga, situata su di una collina distante dal paese più vicino, Castelvero, circa tre chilometri. Qui vivevo insieme alla mia famiglia, composta dai miei genitori, mio fratello e mia sorella, in ristrettezze e povertà. Fin da bambini abbiamo vissuto molte difficoltà, la distanza dal paese ci costringeva sempre a fare chilometri a piedi, anche per andare a scuola, ma soprattutto la difficoltà più grande è stata vivere con un padre distante, che perdendo il lavoro si è avvicinato all’alcol e questo ha portato molto disagio in famiglia.
Si doveva aiutare spesso a casa e anche durante il periodo estivo invece di fare come tutti i ragazzi di oggi che vanno al mare, in montagna, insieme ai miei fratelli ho dovuto lavorare per racimolare qualche soldo per la mia famiglia e non si è potuto continuare a studiare alla fine delle scuole medie, ma tutti abbiamo dovuto smettere per andare a lavorare in fabbrica per dare un’entrata in casa. In questo modo sono diventato autonomo, ma invece di utilizzare la testa, ho iniziato ad assaporare la bellezza di ciò che fino ad allora non avevo mai conosciuto. Con i primi stipendi mi avvicinai a vizi, a piaceri che piano piano mi portarono non solo a conoscere il divertimento delle discoteche, dei night, ma anche a conoscere quello che era l’alcol e i bicchieri di troppo. Entrai così in un circolo vizioso senza accorgermene.
Pensavo di aver raggiunto il cielo con un dito ma in realtà stavo sempre più cadendo in basso, non comprendevo che avevo perso il senso della mia vita, che stavo gettando al vento l’intera mia esistenza. Più il tempo passava, più vedevo le persone che mi erano accanto realizzarsi, farsi una famiglia, essere sempre felici; io invece mi sentivo sempre più vuoto, pensando che non sarei mai riuscito a trovare quella felicità, a realizzarmi come loro. Continuavo ad autodistruggermi seguendo la strada già intrapresa, senza sapere se c’era una via di uscita.

Iniziavo a perdere sempre più le persone che mi volevano bene, quelle persone che cercavano di farmi uscire da questo tunnel. Chi mi restava accanto erano solo coloro con cui facevo festa, con cui passavo del tempo al bar, ma nonostante la loro presenza, nonostante i mille divertenti, le bevute e i mille piaceri mondani, mi trovavo sempre più vuoto. Solo per mia madre ero sempre rimasto il figlio perfetto, quello che non faceva mai nulla di male, perché la mamma è sempre la mamma e non può credere che un figlio si comporti male, anche davanti all’evidenza.
Purtroppo nel 2007 a mia madre viene diagnosticato un tumore allo stomaco e da qui crollarono tutte le certezze della mia vita, perché se lei moriva perdevo l’unica persona al mondo che ancora credeva in me. Nello stesso periodo persi anche il lavoro e iniziai a pensare che la mia vita non avesse più senso. Mi arrabbiai con Dio e con il mondo intero, perché non riuscivo a capire come fosse possibile che mi capitasse tanta sofferenza se ero davvero amato da Lui come tutti mi dicevano. Arrivai a sperperare tutti i miei averi in poco tempo e mi buttai ancora di più con la testa china nell’alcol e nei piaceri mondani. Nel 2010 mi ritrovai con entrambi i genitori ricoverati all’ospedale, perché anche a mio padre era stato diagnosticato l’Alzheimer.
Mi trovavo a vivere da solo in casa – visto che i miei fratelli si erano già sposati – con due malati terminali ed io, in questa nuova condizione che non volevo neanche affrontare, mostravo i miei problemi con l’alcol sempre più apertamente. Non accettavo la situazione che si era venuta a creare e cercavo in ogni modo di sfuggire da casa, facendo lavoretti precari e perdendo tempo a un tavolino del bar aspettando che il tempo passasse.
Le cose presero una piega diversa quando una sera mia sorella mi portò ad una Messa – non so come e non so perché – celebrata da un passionista. Proprio in questa occasione alcuni amici di mia sorella la invitarono ad un pellegrinaggio a Medjugorje. Lei prese la palla al balzo e mi fece partire al suo posto. Io ero scettico, titubante, non capivo neanche il motivo di questo viaggio, ma poi si è rivelato l’evento che ha cambiato per sempre la mia vita. Proprio lì, durante il Festival dei giovani del 2010, ho provato e sentito per la prima volta il volto misericordioso di Dio, l’Amore che finalmente mi riempieva il vuoto che avevo dentro. I primi giorni passarono nella normalità, con birra, alla ricerca di ragazze, divertimento.
Ma poi tutto cambiò quando sentii l’impulso di andarmi a confessare e proprio in quell’istante buttai via tutto quello che avevo dentro, buttai via tutto lo sporco e sono rinato a vita nuova. In quella confessione per la prima volta mi sono sentito amato, non mi sono sentito giudicato, ma ho scoperto che esiste un Padre che mi ama per quello che sono, con i miei limiti e le mie debolezze. Le lacrime uscivano dai miei occhi come fiumi, una nuova vita iniziò quel giorno, un nuovo Davide era nato. In quello stesso momento sotto la statua di Maria sul Podbrdo affidai la mia vita alla Mamma celeste affinché fosse sempre lei a guidarmi lungo la strada futura.
Tornato a casa, dopo una settimana mia madre morì, ma fu felice di vedermi cambiato, un cambiamento che si vedeva anche lontano un miglio. Continuai ad assistere mio padre ma con il desiderio nel cuore di seguire quel Gesù che avevo appena incontrato, di cui avevo fatto esperienza. Nel 2011 morì mio padre e subito dopo entrai nella Congregazione della Passione, per approfondire quell’Amore che avevo conosciuto ma di cui ancora non sapevo nulla, o quasi. Oramai sono passati dieci anni da quando vivo in una comunità passionista. Ho fatto la professione religiosa solenne il 20 giugno 2021, sono stato ordinato diacono il 9 dicembre dello stesso anno nella Cattedrale di Como e sabato 8 ottobre alle 10 verrò ordinato sacerdote nella Cattedrale di Verona per diventare quel pastore, quel dispensatore di misericordia che io stesso ho provato sulla mia pelle. Domenica 9 ottobre alle 10.30 celebrerò la mia prima Messa a Castelvero di Vestenanova mentre mercoledì 12 inizierò le giornate eucaristiche a Badia Calavena. 

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