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L’attualità della "Pacem in terris" a 60 anni dalla pubblicazione

di RENZO BEGHINI

Mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania, il 9 maggio sarà a Verona per un convegno col vescovo Domenico

Parole chiave: Pacem in terris (2), Papa (156), Chiesa (182), Pace (28)
L’attualità della "Pacem in terris" a 60 anni dalla pubblicazione

di RENZO BEGHINI

11aprile 1963 – 11 aprile 2023. Un’enciclica attuale e profetica: la Pacem in terris di san Giovanni XXIII, firmata 60 anni fa, si rivolgeva a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia, il 9 maggio sarà a Verona dove, invitato dal vescovo Domenico, metterà in luce i punti fondamentali di questo eccezionale documento.

Il 25 ottobre 1962 rappresenta l’apice della crisi dei missili a Cuba: il frangente in cui il dito delle due superpotenze, Usa e Urss, sta sfiorando il pulsante dell’olocausto nucleare. Il giorno prima, il sistema di allerta statunitense era passato a Defcon 2, quello immediatamente sotto alla guerra atomica. E mentre il mondo trema, Giovanni XXIII decise di indirizzare una vera e propria supplica a “chi ha la responsabilità del potere”. Parlò in francese, la lingua della diplomazia internazionale, e non del magistero papale, invocando con forza la pace e la fraternità fra gli uomini.

La main sur la conscience... Con la mano sulla coscienza, ascoltino il grido angoscioso che da ogni punto della terra, dai bambini innocenti agli anziani, dai singoli alle comunità, sale verso il Cielo: pace! Pace”. L’accorato appello venne pubblicato il giorno seguente in prima pagina sulla Pravda. Per la prima volta la parola di un Pontefice apparve sull’organo ufficiale del Partito comunista dell’Unione Sovietica suscitando in tutto il mondo una enorme risonanza. Come gli storici hanno ampiamente documentato, quelle parole innescarono un processo creativo molto rapido.

Mons. Pietro Pavan (esperto di Dottrina sociale della Chiesa, Giovanni Paolo II lo creerà cardinale) scrisse la prima bozza dell’enciclica; papa Roncalli la sottopose a varie revisioni finché il testo vide la luce l’11 aprile 1963. Da quel momento – anzi: fin dal momento della firma – Giovanni XXIII non perse occasione per parlare del documento, dando lui stesso risalto ad alcuni aspetti che 60 anni dopo è interessante rileggere e ascoltare.

Due giorni prima, il 9 aprile Martedì Santo, il Papa nel breve discorso per la firma dell’enciclica, si trasformò quasi in cronista indicando fra l’altro quale sia una delle novità più grandi della Pacem in terris e perché, la scelta di rivolgersi non solo ai credenti ma a chiunque, come mai fatto in passato: ciò spiega una innovazione propria di questo documento, indirizzato non solo all’Episcopato della Chiesa universale, al clero e ai fedeli di tutto il mondo, ma anche “a tutti gli uomini di buona volontà”. La pace universale è un bene che interessa tutti indistintamente.

A più di un anno dall’inizio della guerra in Ucraina, nel pieno della guerra civile in Sudan e a fronte dei molti luoghi di tensioni e conflitti, si rinnova l’invito che dai singoli alle comunità sale verso il Cielo: pace! Pace!

Martedì 9 maggio alle 20,30, nel Salone dei vescovi nel Vescovado, il convegno “L’attualità della Pacem in terris a 60 anni dalla pubblicazione”, con la relazione di mons. Luigi Renna (vescovo di Catania e presidente della Commissione pastorale sociale della Cei) e l’intervento del vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili.

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