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In viaggio, destinazione Lourdes

Dal 22 al 28 Aprile si terrà il 62° pellegrinaggio dell'Unitalsi. Saranno in 1180 che arriveranno alla grotta di Massabielle via treno, aereo e pullman

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Immagine di pellegrini in processione davanti alla basilica di Lourdes

In viaggio, destinazione Lourdes
Dal 22 al 28 aprile si terrà il 62° pellegrinaggio diocesano dell’Unitalsi
Siamo ormai alla vigilia della partenza del 62° pellegrinaggio diocesano dell’Unitalsi veronese a Lourdes, ovvero alla grotta di Massabielle ai piedi di Maria. Una meta tanto attesa e desiderata per 160 ammalati che aspettano questo appuntamento da un anno all’altro.
Abbiamo scelto di proporre questo pellegrinaggio nel Primo piano di Verona Fedele del numero pasquale perché ci aiuta a capire meglio il significato della festa liturgica più importante di tutto l’anno: la Pasqua di Risurrezione. Gesù Risorto apre i nostri cuori alla vita nuova del Vangelo e ci spinge a uscire dai nostri corti circuiti per testimoniare la gioia della vita nel dono amorevole di sé.
Il pellegrinaggio che si svolgerà nell’ottava di Pasqua, dal 22 al 28 aprile, sarà accompagnato dal vescovo Giuseppe Zenti, da 27 sacerdoti e dai seminaristi di 2ª teologia. Quest’anno partiranno in 1.180 con un treno, due aerei e 5 pullman. Sarà un pellegrinaggio ricco di novità. Con l’intenzione di aprirsi anche ad altre realtà, è stata accolta la richiesta di partecipazione della sottosezione Unitalsi di Bolzano, con 80 persone tra malati, personale e pellegrini, e il gruppo parrocchiale Unitalsi di Lugo di Vicenza, con altre 50 presenze.
Una nota bellissima e significativa tra i partecipanti di questo viaggio, sono le 37 famiglie con 51 bambini e i 110 giovani che insieme rappresentano il futuro dell’associazione. Importante è la presenza dei pellegrini e in particolare quella numerosa di volontari “barellieri” e “sorelle”, di cui molti sono alla prima esperienza.
Quest’anno, inoltre, ricorre il 175° anniversario della nascita di Bernadette Soubiros e il 140° anniversario della sua morte. Il tema proposto è: “Beati voi poveri”, con l’aggiunta di una frase che la Vergine Maria rivolse a Bernadette nella terza apparizione: «Non vi prometto di rendervi felici in questo mondo, ma nell’altro». Non si allude a una povertà materiale ma a un bisogno, ad una pace del cuore quando ci lasciamo arricchire dalle tante grazie che ci vengono donate dalle relazioni e dalle condivisioni. La promessa di felicità fatta da Maria a Bernadette è un invito a morire alla vita vecchia per fare Pasqua e scoprire la vera vita, la vera felicità.
Stefano Origano

«Il nostro servizio non è un di più, questa è la Chiesa in cammino»
Don Flavio Bertoldi: se non accompagnassimo questi ammalati...
Don Flavio Bertoldi, dopo otto anni di servizio pastorale come cappellano dell’ospedale di Borgo Roma, oggi è parroco della Sacra Famiglia e assistente dell’Unitalsi, dove è chiamato a sostenere la dimensione spirituale dei volontari. E l’impegno di queste realtà è collegato al messaggio pasquale: ci riconduce al cuore della vita cristiana, dove si sperimenta che non è la sofferenza a salvare, ma l’amore. «Infatti – precisa don Flavio – il Triduo pasquale inizia con il Giovedì Santo, quando ricordiamo i gesti e le parole di Gesù che si cinge i fianchi con il grembiule e lava i piedi dei suoi discepoli e poi dice: “Come ho fatto io, così fate anche voi”. Il servizio non è un accessorio della vita cristiana o un di più per chi ha del tempo libero, ma è strutturale. Questo è il carisma principale dell’Unitalsi, che pone l’associazione nel cuore della Chiesa».
L’associazione porta gli ammalati dove nessun altro ci riesce. Ci sono agenzie specializzate per il trasporto di persone inferme, ma non riescono ad accompagnare tanti ammalati in un colpo solo. E portarli insieme in pellegrinaggio è un altro elemento qualificante, perché li fa sentire comunità e risorsa spirituale preziosa per la Chiesa, anche se i loro corpi sono sofferenti.
Nella società di oggi si cerca di esorcizzare la malattia inseguendo il mito del corpo perfetto, aitante, sempre giovane; l’Unitalsi invece è lì a dire che non dobbiamo avere paura della sofferenza, dei nostri limiti e nemmeno della morte, ma possiamo vivere la gioia della vita per quanto di positivo e di buono ci offre, anche se non è perfetta.
«Il pellegrinaggio è una metafora della vita: da Lui siamo partiti e verso di Lui siamo incamminati giorno per giorno, con le persone che abbiamo al nostro fianco cercando di realizzare la vocazione alla quale siamo stati chiamati che per tutti quanti è la missionarietà e poi per ciascuno un servizio concreto», sottolinea ancora don Flavio. E commentando la frase della Beata Vergine Maria che accompagna il tema di quest’anno – “Non riprometto di rendervi felici in questo mondo, ma nell’altro” – aggiunge: «Fanno molto pensare queste parole. Perché in fondo noi tutti vorremmo essere felici anche qui adesso, oltre che nell’altro mondo. È possibile allora essere felici anche in questo mondo? Sì che è possibile, ma nell’ottica delle beatitudini: è essere poveri in spirito, mettere il Signore al centro del nostro cuore e diventare come lui pane spezzato per gli altri. La meta è la gioia eterna che seminiamo nelle nostre giornate e poi fiorisce oltre il tempo. Per questo Gesù è morto in croce, per farci dono della sua pienezza che non è materiale, ma coinvolge anche la condivisione dei beni della terra che Dio ha destinato non solo ad alcuni».
«Il di più dell’Unitalsi – conclude don Bertoldi – non è la capacità di organizzare un evento così grande, ma l’attenzione alla persona, che viene prima di ogni altra cosa, oltre al fatto che non siamo pellegrini “solitari ammucchiati”, ma rappresentiamo la Chiesa veronese che si mette in cammino con il suo pastore, con bambini e anziani, adulti e giovani, malati (non solo barellati, ma anche malati morali, psichici, feriti nell’anima), famiglie al completo e volontari. Specialmente i giovani e le famiglie che hanno accettato di prestare il loro tempo per questo servizio rappresentano un chiarissimo segno dei tempi». [S. Ori.]

«Partiamo per dare, torniamo ripagati»
Cresce il numero di giovani che scelgono di fare quest’esperienza alternativa
Sono giovani, ma hanno le idee chiare. E nonostante l’età – vent’anni o poco più – possiedono già un ricco bagaglio di ricordi ed emozioni legati a Lourdes. C’è chi ha scoperto il treno della speranza per caso, chi tramite il passaparola, qualcun altro dopo aver ascoltato il racconto di un volontario. «Quando lo provi sulla tua pelle, capisci perché il richiamo è così grande», sintetizza Rachele Prando. La ventottenne di Povegliano Veronese, che in Francia è andata sei volte, è la responsabile del settore giovanile dell’Unitalsi veronese. «Quest’anno abbiamo 120 giovani iscritti, di cui una settantina di nuovi», fa sapere, numeri alla mano; invece di farsi una vacanza altrove, andranno a Lourdes in servizio.
«Cerchiamo di coinvolgere le nuove generazioni attraverso un cammino formativo che dura tutto l’anno, in collaborazione con il Centro pastorale adolescenti e giovani – spiega Rachele –. Promuoviamo il pellegrinaggio con l’aiuto di testimonianze di ragazzi che l’hanno già sperimentato o di giovani con disabilità; all’esperienza di servizio in Unitalsi, inoltre, partecipa anche la seconda Teologia del Seminario vescovile».
Proprio sentendo parlare di questo viaggio il fratello sacerdote, Daniele Frisoni si è acceso d’entusiasmo. «Sono partito con l’idea del “vado ad aiutare”, invece quello che si è sentito aiutato sono stato io», ammette il 25enne di Isola della Scala. È il quinto anno che è presente all’appello, «perché andarci mi ricarica tantissimo». L’aspetto che ogni volta lo sorprende? «La relazione molto forte di scambio che si crea tra persone sconosciute – dice –: diventare per una settimana un fratello che accompagna un anziano o un ammalato permette di creare legami davvero profondi».
Michele Soave, ventenne di Roverchiara, si è regalato Lourdes per i suoi 18 anni. «I miei nonni ci sono sempre andati, così tre anni fa ho deciso di partire – spiega –. L’input l’ho avuto alla Gmg di Cracovia del 2016, con il discorso di papa Francesco sulle beatitudini: mi sono sentito chiamato in causa». Michele, che è pure animatore del gruppo giovani di Bovolone, resta sempre colpito dalle persone che incontra: «Quando spingi un anziano sulla carrozzina, lui ti racconta la sua vita: questi giorni li considero tempo ben speso per me stesso».
Proprio a Bovolone è operativo un gruppo giovani Unitalsi, composto da 13 ragazze e ragazzi che gravitano attorno alla parrocchia. «L’abbiamo fondato cinque anni fa io ed Elisabetta Turrini – informa Sara Grezzani, 23 anni e cinque pellegrinaggi all’attivo –. Ci impegniamo per far conoscere le nostre attività e andiamo a portare testimonianze nelle parrocchie circostanti, specie nei gruppi di adolescenti e giovani; inoltre promuoviamo iniziative di autofinanziamento per contenere le quote di adesione, che per gli under 30 sono comunque ridotte rispetto a quelle standard».
In questa maniera arrivano nuovi volontari. «Non avevo idea di che cosa facesse l’Unitalsi, sono sincera: ho letto un messaggio che ne parlava sul gruppo whatsapp degli adolescenti di Bovolone; mi ha incuriosito e ora è la quarta volta che vado a Lourdes», ammette candidamente la ventenne Chiara Merlin. [A. Val.]

Spendersi per gli altri? «Noi ci siamo»
Ecco i veterani: c’è persino chi da malato è diventato accompagnatore
«Per noi poter servire gli altri è un grande onore e un privilegio». È racchiuso in un sorriso dolce e in una divisa immacolata lo spirito altruista che spinge decine di volontari ad aiutare ammalati e anziani nella tratta Verona-Lourdes e ritorno.
Daniela Todeschini è la responsabile delle 204 “sorelle”, ovvero le volontarie con l’inconfondibile uniforme bianca dell’Unitalsi, che partiranno dalla stazione di Porta Nuova lunedì 22 aprile. «L’organizzazione è complessa, a tratti faticosa, ma non ci tiriamo mai indietro perché dall’esperienza del pellegrinaggio si ritorna a casa pieni di pace – spiega la veterana del gruppo –. L’atmosfera che si crea durante le 22 ore di treno è sempre magica: si sta insieme, ci si racconta, si servono i pasti, si ascolta la Messa, si recita il Rosario e poi si tenta di dormire…».
Le “sorelle” sono affiancate in questo compito dai barellieri (che quest’anno saranno 202) e dal personale sanitario: sul treno, infatti, ci saranno 12 medici e 18 infermieri, volontari dell’Unitalsi. In testa al convoglio ci sarà un’intera carrozza attrezzata con le barelle: accoglierà i casi più gravi, ovvero 28 persone allettate.
Dietro, gli scompartimenti si popoleranno di malati e anziani con difficoltà di deambulazione; qualcuno di loro evaderà per una settimana dagli istituti di assistenza e cura. Questi passeggeri bisognosi di assistenza saranno assistiti dai volontari anche durante i giorni di permanenza d’oltralpe. «Molti malati ci vedono come degli angeli: qualcuno addirittura insiste per offrirci il caffè, per sdebitarsi simbolicamente dell’aiuto – rivela Daniela –. Noi li accompagniamo alle celebrazioni, li portiamo alla grotta, li vestiamo per uscire, ci diamo il turno al refettorio, aiutandoli a mangiare, e facciamo loro compagnia…».
C’è persino chi si reca a Lourdes come volontario dopo essere stato dall’altra parte della barricata. «Sono quasi vent’anni che vado in pellegrinaggio in treno, ma ogni volta è diverso, non ci si stanca mai», spiega Antonietta Favalli. «Nel 1983 ho avuto un incidente che mi ha costretta in carrozzina e anche mio marito era disabile – racconta –. Posso affermare con certezza che senza l’Unitalsi i malati non si muoverebbero mai». A Salizzole, suo paese, oggi è lei la referente che raccoglie le adesioni al viaggio annuale. Da volontaria della cooperativa sociale “Don Angelo Righetti”, accompagna il gruppo di 13 ragazzi con disabilità che frequentano la struttura. «Ogni anno è un’esperienza molto forte», constata.
Un altro habitué di questo speciale treno è Paolino Turrini, dal 1975 responsabile del gruppo Unitalsi di Bovolone, che ha tagliato il traguardo dei 43 viaggi. «Da ragazzo soffrivo di epilessia: nel 1968, a dieci anni, ero uno dei bambini del treno bianco, il pellegrinaggio diocesano al santuario della Madonna di Loreto – ricorda –. La gentilezza dei volontari incontrati allora mi rimase talmente impressa da promettere di fare lo stesso una volta guarito; così è stato: a 17 anni sono entrato a far parte dell’Unitalsi e da allora aiuto i malati diretti alla grotta di Massabielle». Anche questi sono i miracoli di Lourdes. [A. Val.]

«Alla Grotta c’è posto anche per noi»
La famiglia Toffalori è una delle 37 che visiteranno il santuario mariano
«Mamma, papà, anche quest’anno andiamo a Lourdes, vero?». Che altra risposta potevano dare a Emma, 7 anni, mamma Maria Speranza e papà Franco Toffalori? «Ovviamente sì – sorridono –. È stata lei a saltar fuori con questa domanda, qualche mese fa: così abbiamo deciso di ripetere l’esperienza fatta lo scorso anno».
Bambini e Lourdes: non è certo il primo pensiero che viene in mente, se si pensa al santuario mariano. Eppure sono in crescita le famiglie con figli che decidono di partire verso i Pirenei.
Per questa famiglia di Sant’Ambrogio di Valpolicella sarà la seconda volta. «Mia suocera è molto devota a Lourdes: l’anno scorso volevamo portare lei e invece alla fine ci siamo andati noi, anche per ringraziare del dono di Emma – spiega mamma Maria Speranza –. La nostra bambina si è inserita benissimo nel gruppo e per noi è stata un’occasione arricchente dal punto di vista spirituale e umano, perché ci ha permesso di stringere nuove amicizie».
Accompagnati da genitori o nonni, i bambini finiscono col diventare le mascotte del viaggio. «È proprio così – ammette Laura Muner, referente del “Gruppo Piccoli Unitalsi”, operativo dal 2012 –. Ci siamo accorti che il numero di piccoli pellegrini continuava ad aumentare, così ci siamo attrezzati per far vivere loro dei momenti particolari: anche con l’assistenza di alcuni sacerdoti, spieghiamo prima in che cosa consistono le celebrazioni, poi organizziamo giochi e facciamo animazione con dei laboratori creativi, come quello di costruzione del flambeaux per la fiaccolata».
Le adesioni sono passate dai 5-6 bambini di pochi anni fa ai 51 che parteciperanno al prossimo pellegrinaggio. «In tutto le famiglie saranno 37», annuncia Laura. Ci sarà da divertirsi... [A. Val.]

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