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San Martino, il Vescovo benedice gli agricoltori: «La terra va rispettata e salvaguardata, non depredata»

di REDAZIONE

L’omelia di mons. Pompili alla celebrazione in S. Fermo per la Festa del ringraziamento

Parole chiave: Ringraziamento (1), Coldiretti (12), Agricoltura (17), Vescovo (372)
San Martino, il Vescovo benedice gli agricoltori: «La terra va rispettata e salvaguardata, non depredata»

di REDAZIONE

“Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, che ami la vita. Perché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose”. Il Libro della Sapienza ci regala una delle più convincenti definizioni di Dio: Dio è amante della vita, in particolare di tutte le cose esistenti, al punto che di Lui si dice “non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato”. Quel che colpisce soprattutto è che il suo “spirito incorruttibile è in tutte le cose”. Per dire che la vita attraversa ogni realtà creata che non può essere mai derubricata a una “cosa” perché è sempre una creatura. Aver perduto l’incanto e il mistero della vita che si manifesta in ogni frammento della creazione è un deficit culturale e spirituale che non ha tardato a manifestarsi anche nell’aggressione alla terra e in un generale discredito verso la madre Terra.
Il racconto evangelico conferma lo sguardo indulgente e pieno di empatia del Dio di Gesù Cristo. Il brano mette in evidenza all’inizio i gesti del pubblicano Zaccheo prima che l’iniziativa sia del Maestro. Si tratta di un peccatore pubblico, inviso alla gente povera di Israele, e consapevole della sua condizione di corruttore e di corrotto. Zaccheo è “piccolo di statura” non solo sul piano fisico, ma su quello spirituale, perché ha ridotto il mondo a una cava di pietre da cui estrarre il massimo del profitto, senza curarsi di nulla e di nessuno. È attraversato fortunatamente da una curiosità che lo fa salire su un sicomoro perché “cercava di vedere chi era Gesù”. Il suo agitarsi, che rischia il ridicolo, mostra inquietudine, insoddisfazione, sofferenza. Sotto i detriti della sua vita sballata riemerge il desiderio vero che non si accontenta di soddisfare i bisogni. L’eccesso fa deragliare, presto o tardi.
Finalmente entra in scena il Maestro che prende subito la scena. È Gesù infatti che scova Zaccheo sul sicomoro e gli dice a bruciapelo: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Dopo il rincorrere qua e là la salvezza occorre arrivare ad un approdo. Non si tratta di un luogo, ma di una persona che è quella di Gesù. Qui il desiderio ha modo di essere intercettato perché Gesù non giudica l’esattore delle tasse, ma lo rilancia verso la vita piena. E come reagisce Zaccheo? Dice in tutta fretta dopo aver incontrato Gesù: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Non più il guadagno al di sopra di tutto, ma la giustizia e la condivisione con i più poveri. Così il desiderio che incontra Cristo fa sì che non si perda nulla e che si ritrovi chi si era perduto nella vita. Tanti hanno scritto contro la follia dell’accumulo, l’idolatria del denaro, la crudeltà dell’egoismo che desertifica l’esistenza, come il drammaturgo norvegese H. Ibsen che con linguaggio bucolico scrive: “Il denaro può comperare la buccia di molte cose, ma non il seme. Può darvi il cibo ma non l’appetito, la medicina, ma non la salute, i conoscenti, ma non gli amici, i servitori ma non la fedeltà, giorni di gioia ma non la felicità e la pace”. 

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