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Raddoppiati i senzatetto a Verona: i "Cucinieri di strada" si attrezzano per aiutarli

Così la Ronda della Carità si reinventa e fa fronte al calo dei piatti caldi regalati da mense e ristoranti

Parole chiave: Ronda della Carità (2), Senzatetto (3), Povertà (20), Volontariato (48), Pandemia (16)
Raddoppiati i senzatetto a Verona: i "Cucinieri di strada" si attrezzano per aiutarli

In un anno è più che raddoppiato il numero di persone senzatetto che la Ronda della Carità incontra ogni notte sulle strade. Qualche giorno fa se ne contavano 110, ma a ottobre scorso è stato registrato un picco preoccupante: 296. «Sì, sono cresciute esponenzialmente», conferma il vicepresidente Alberto Sperotto.

L’anno della pandemia ha creato ripercussioni pesanti anche al mondo degli “invisibili”. La Ronda li aiuta dal 1995: da allora i volontari escono ogni notte a portare cibo, coperte e conforto a chi non ha una casa. Un lavoro d’intervento urgente, a cui nell’ultimo anno si è affiancata un’altrettanta necessaria opera di prevenzione, per tendere la mano a chi rischia di non risollevarsi più. «Di notte, d’inverno, in strada si muore dal freddo: la nostra storica attività di “pronto soccorso” resta, ma abbiamo allargato l’impegno: non ci limitiamo a distribuire i pasti serali, abbiamo attivato dei percorsi per il riscatto di queste persone».

Un ampliamento di servizi che si è concretizzato proprio nel difficile 2020. A partire dal marzo scorso, i volontari della Ronda hanno iniziato a preparare direttamente i pasti, che prima del lockdown arrivavano da circoli degli alpini, ristoranti e mense. È nato così un gruppo di “Cucinieri di strada”, che lavorano senza sprechi il cibo donato da supermercati, Coldiretti, Banco Alimentare, e che girano eventuali eccedenze ad altre associazioni o dormitori, in un circolo virtuoso. Proprio in queste settimane, inoltre, è stata ultimata la nuova cucina interna, funzionale all’attività. Pure la somministrazione dei pasti è stata rivoluzionata: pre-Covid s’impiattava per strada; ora ai bisognosi viene consegnato un piatto di cellulosa sigillato e caldo, che possono consumare dove vogliono, con dignità.

«Non esistono più persone che per scelta finiscono per strada – sottolinea Sperotto –. Ci sono italiani che magari si sono separati e hanno pure perso il lavoro, arrivando a non poter più permettersi di pagare una casa; poi ci sono gli stranieri in Italia da 20-25 anni, che hanno lavorato in edilizia o nell’agricoltura, e non hanno più legami familiari nel Paese d’origine; infine c’è il popolo migrante: persone giovanissime, dai 18 ai 25 anni, nel pieno delle energie, che giungono in Italia per lavorare».

Per tutti il problema è legato all’occupazione, che non si trova o è offerta solo in nero. «La stragrande maggioranza rientra in queste condizioni di sfruttamento, che si traducono in minori diritti e tutele», evidenzia il vicepresidente. Col rischio concreto di cedere alla disperazione, di «prendere qualsiasi occasione che capita» o di cadere nelle patologie della vita di strada, depressione e abuso di alcol.

Ecco perché la Ronda della Carità cerca di intercettare quanto prima queste persone, specie le più giovani. Al rifugio2 di via Campo Marzo, dietro il cimitero monumentale, ogni mattino è servita la colazione, dalle 8 alle 9. Poi gli spazi servono per lavorare sul fronte dell’emancipazione: dal laboratorio linguistico “Bla bla Ronda”, per favorire l’apprendimento della lingua italiana, indispensabile per l’inserimento lavorativo e sociale, alla ciclofficina “Kamara d’aria”, dove si possono trovare ricambi per le bici o riceverne una in comodato d’uso gratuito. Due volte al mese, poi, è disponibile il “Barbiere di strada”, mentre nella sede di via Garbini si gestiscono il guardaroba e la parte alimentare, con la preparazione dei pasti e l’allestimento delle sporte. 

«Iniziamo le attività alle 7.30 e finiamo a mezzanotte e mezza: tutto è possibile grazie a 256 volontari che ci hanno consentito di espandere i servizi – constata Sperotto –. C’è da dire che i veronesi ci sostengono molto; notiamo anche un cambio di passo rispetto a qualche anno fa: la nostra segreteria riceveva spesso telefonate di lamentele da parte dei cittadini, invece ora il tono è diverso, ci chiedono come poter aiutare una persona che hanno visto in difficoltà vicino casa». Effetto pandemia?

Con le nuove povertà in crescita, la Ronda si prepara a nuovi progetti. È già partner di un bando di Confindustria per un corso di operatori di logistica e magazzino, ma l’idea è di creare un osservatorio per capire quali sono le professioni più richieste e mettere in piedi dei percorsi formativi mirati. Ci sono poi due desideri per migliorare il decoro: l’attivazione di un nuovo servizio di lavanderia di indumenti e coperte (i circoli Rotary di Verona hanno già manifestato interesse) e l’auspicio che l’amministrazione comunale renda accessibili i bagni pubblici alle persone senza dimora.

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