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Le "olimpiadi" entrano nelle case di riposo

Gli ospiti di otto strutture coinvolti in divertenti "Giochi senza età"

Parole chiave: Case di Riposo (6), Terza Età (2), Anziani (17), Sociale (8)
Le "olimpiadi" entrano nelle case di riposo

Invecchiare bene, possibilmente divertendosi. È lo spirito alla base dei “Giochi senza età”, disputati al palasport “Bruno Ruffo” di Colognola ai Colli. Protagonisti degli atleti speciali, ovvero gli ospiti di otto case di riposo del territorio, che si sono date appuntamento per un pomeriggio all’insegna di gare fuori dal comune.

Tutto parte da un’intuizione della Fondazione “Don Mozzati d’Aprili” di Monteforte d’Alpone, che oggi accoglie oltre un centinaio di anziani. «L’iniziativa è nata nel 2009 un po’ per gioco, ma ha avuto così tanto successo che l’abbiamo raddoppiata per dar modo a 14 case di riposo di prenderne parte – spiegano le educatrici Emanuela Malizia Erika Cavallon –. Mettere insieme diverse strutture è una preziosa occasione di confronto e di scambio socializzante». 

La formula vincente è semplice: schierare in campo una squadra per ciascuna realtà, superare delle prove a tempo e quindi conteggiare i risultati, compito che spetta a giudici imparziali. I giochi sono vari: tiro al bersaglio o a pile di barattoli, anelli da infilare nei supporti, passaggi in velocità della palla, pesca con le calamite, corsa dei fagioli in tre minuti, lancio di sacchetti e così via. «In base alle attitudini e al livello di mobilità, ogni componente della squadra dà il massimo – osserva Consuelo Serino, educatrice alla Fondazione “Monsignor Alessandro Marangoni” di Colognola ai Colli –. I giochi fanno da stimolo a certi movimenti, come lo sporgersi in avanti per lanciare un peso; favoriscono inoltre le abilità manuali e il coordinamento visivo-motorio». 

La preparazione atletica è seguita in ogni casa di riposo da educatori e fisioterapisti. «Qualche mese prima della data intensifichiamo gli allenamenti specifici, facendoli almeno un paio di volte alla settimana», conferma Elena Dal Bosco, educatrice della Fondazione “Baldo Sprea” di Illasi, che si è presentata con una squadra tutta al femminile. La voglia di partecipare è sempre tanta. «Nella nostra squadra si percepisce molta gioia e al contempo un po’ di ansia di prestazione, perché ci sono sempre alcuni parenti sugli spalti», constatano Veronica Pellicano eStefania Franzini, educatrici al Centro servizi per anziani “Ca’ dei nonni” di Albaredo d’Adige (un centinaio di ospiti, otto quelli selezionati per la gara). 

Trepidazione anche per il gruppo proveniente da Bolca, che ha schierato sei partecipanti, per lo più autosufficienti. «È la seconda volta che prendiamo parte alla manifestazione – dice l’educatrice della casa “San Camillo de Lellis”, Giulia Zoccante –. Per i nostri ospiti scendere in pianura e affrontare un viaggio di 40 minuti all’andata e altrettanti al ritorno rappresenta una bellissima opportunità di socializzazione; c’è da scommettere che per il prossimo mese non si parlerà d’altro nella nostra struttura, che accoglie 33 persone». 

Assidui fin dalla prima edizione sono invece i concorrenti della casa di riposo “Domenico Cardo” di Cologna Veneta, realtà da circa 120 anziani. «A volte può capitare che la coabitazione negli spazi comuni porti a degli screzi; qui però si rinsaldano i legami e si fa squadra, ecco perché per noi i giochi sono un appuntamento immancabile – riconoscono gli educatori Albina Bevilacqua eCorrado Annechini–. Si gareggia in modo competitivo, ma tenendo a mente che la coppa è di tutti e verrà esposta come le altre nel bar d’ingresso, in bella vista». 

Affezionati della prima ora sono pure gli atleti delle Opere riunite “Don Luigi Rossi” di Arcole, che ha selezionato sette ospiti tra i 103 accolti. «È un bel modo per aprirci all’esterno, partecipando a diverse attività – sottolinea Nicoletta Frigo, educatrice –. Noi siamo abituati a far rete col territorio: per esempio, ogni lunedì pomeriggio una decina di nostri ospiti partecipa all’università popolare del paese».

Tra gli acquisti recenti, figura la casa di riposo “Don Antonio Bruzzo” di Gambellara (Vicenza), alla sua seconda esperienza. «Sapere di dover uscire dalla struttura per un appuntamento del genere dà carica ed entusiasmo a lungo termine a tutti i nostri 65 ospiti», spiegano l’educatrice Giulia Dalla Granae la fisioterapista Francesca Rasetti

Alla fine del pomeriggio di corse, lanci e sorrisi, si sono classificati ai primi posti Monteforte d’Alpone, Cologna Veneta e Albaredo d’Adige. «Eventi del genere indicano che la vita nelle case per persone anziane ha raggiunto livelli di familiarità e affettività più che dignitosi – tira le fila Eddy Verzini, assistente sociale della Fondazione Marangoni di Colognola –. Una qualità impreziosita di attività che vanno oltre le opportunità che gli anziani avrebbero potuto avere a casa loro».

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