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L'asino di Buridano

È vero che è importante scegliere sempre la direzione giusta, quindi decidere e avventurarsi, ma la ricetta giusta non può essere il non fare nulla

Parole chiave: Asino di Buridano (1), Economia (18), Infrastrutture (2), Lavoro (23)
Immagine di un asino

Qualcuno ha saputo più niente dell’Ilva di Taranto? Com’è andata a finire? E dell’Alitalia sull’orlo del baratro, in cerca di partner, soluzioni o – come al solito – dell’ennesimo aiuto di Stato? Si hanno notizie dell’alta velocità-capacità tra Brescia e Verona? E del valico ferroviario che dovrebbe collegare il porto di Genova alla pianura Padana e al resto dell’Europa? A proposito di Genova: in attesa del nuovo ponte (lentamente si sta smantellando quello crollato, causa amianto presente nei calcestruzzi utilizzati un tempo), qualche news sull’autostrada “di gronda” che agevolerebbe il transito tra Ponente e Levante ligure?
Continuando: in quale secolo verrà ultimata la bretella autostradale che – attraversando Alba – si dirigerà verso Cuneo? E le due Pedemontane lombardo-venete? I piloni dei viadotti tra Roma e Pescara non erano a rischio, come diceva il ministro delle Infrastrutture qualche mese fa? E pertanto? C’erano e ci sono alcune banche in enorme difficoltà: è arrivata qualche soluzione?
Come va l’integrazione tra ferrovie locali e metropolitane dalle parti di Milano, laddove il pendolarismo interessa centinaia di migliaia di persone? E la famigerata Roma-Ostia, considerata con la Circumvesuviana la peggiore ferrovia italiana? E appunto la Circumvesuviana? Stando sul concreto: se non si riesce nemmeno a iniziare a fare l’alta velocità nei 60 km che intercorrono tra Rezzato e Verona, quale generazione di italiani vedrà treni veloci sfrecciare tra Napoli e Bari?
Per non parlare di metropolitane (quella romana è ormai al collasso), di tangenziali, di superstrade, di porti, di ospedali in diversi casi fermi al Dopoguerra, di paesi terremotati da ricostruire, di metanodotti che attendono al di là dell’Adriatico, di scuole in cui si respira ancora l’atmosfera di De Amicis, cronologicamente parlando. Ma quando si parla di decreti sblocca-cantieri, c’è anzitutto da chiedersi perché quei cantieri siano bloccati, perché l’Italia appare ferma. Immobile o immobilizzata.
Già non ha mai brillato di velocità, l’Italia. Bei tempi, ma da tempo andati, quelli in cui si realizzava un’autostrada tra Nord e Sud scavalcando valli e bucando monti in pochi anni: qui stiamo attendendo da decenni il Mose a Venezia, mentre da sempre attendiamo un ponte che, se fosse realizzato tra Danimarca e Svezia ci sarebbe già da mo’ (hanno pure collegato Francia e isole britanniche…), ma se si deve fare tra Sicilia e Calabria, diventa impossibile per “cause ambientali”.
Si può andare avanti così? No, semplicemente perché non stiamo andando avanti. È vero che è importante scegliere sempre la direzione giusta, quindi decidere e avventurarsi. Che le mafie vanno tenute fuori; che le ruberie non devono essere inevitabili corollari di ogni appalto. Ma la ricetta giusta non può essere il fare nulla, perché si rischia la fine dell’asino di Buridano che, non sapendo decidersi se mangiare il fieno alla sua destra o alla sua sinistra, se ne stette immobile finché morì di fame.

Fonte: Sir
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