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Finalmente scoperta l'acqua calda: a Verona si sta bene

di FRANCESCA SAGLIMBENI
Il "Sole 24 Ore" colloca il capoluogo scaligero tra le migliori dieci città in Italia 

Parole chiave: Verona (148), Turismo (34)
Finalmente scoperta l'acqua calda: a Verona si sta bene

di FRANCESCA SAGLIMBENI

Finito l’anno vecchio, è tempo di bilanci anche per le città. Al netto della piaga pandemica, di cui riusciremo a stimare il reale danno solo tra qualche tempo, farà piacere sapere che, secondo l’annuale indagine sulla “Qualità della vita” condotta dal Sole 24 Ore (tra tutte quelle regolarmente diffuse, considerata la più accreditata), Verona è uscita dal 2021 a testa piuttosto alta. In quanto, sia pur con un ottavo posto – e quattro posizioni sotto rispetto al 2020 –, quella scaligera si conferma nella top ten (su 107 in tutto) delle province capoluogo con il più invidiabile livello di vivibilità. Prima di noi, la classifica mette sul podio Trieste (+4 posizioni sul 2020), forte soprattutto negli investimenti dedicati alla cultura, in cui registra la miglior performance a livello nazionale; Milano, prima per assorbimento del mercato residenziale, in salita sul 2020 addirittura di 10 posizioni; e Trento, ancora sulla cresta dell’onda come un anno fa, grazie, nello specifico, alla qualità di vita garantita alla popolazione anziana. Seguono Aosta, Bolzano, Bologna, Pordenone.
Modelli cui guardare, dunque, anche da parte di una provincia come la nostra, in cui i servizi bancari paiono essere maggiormente attenzionati di quelli culturali e addirittura di quelli agli anziani. La miglior performance veronese è infatti rilevata all’interno dell’indicatore “Affari e lavoro”, alla voce “Home e corporate banking”, che ci vede terzi a livello nazionale. L’area nella quale, in via generale, Verona si posiziona meglio è, tuttavia, “Ricchezza e consumi”, in cui vantiamo l’11esimo posto. All’interno di questa, la voce “Assorbimento del mercato residenziale” ci posiziona terzi (nel comune capoluogo i mq compravenduti coprono infatti l’82% di quelli offerti), la “Spesa delle famiglie” settimi (2.900 euro la spesa annua per l’acquisto di beni durevoli a Verona), il “Prezzo medio di vendita delle case” ottavi. Mentre i canoni medi di locazione, ad esempio, ci spingono in fondo alla classifica. Buoni, lo accennavamo, anche “Affari e lavoro”, che ci vedono a un 13esimo posto, guadagnato, in parte grazie all’incremento di startup innovative, in parte grazie al minor numero di giovani che non lavorano e non studiano. La categoria “Demografia e salute” ci fa invece slittare di qualche posizione. Fino alla 17esima. In questo caso, ad abbassare la qualità di vita sono ad esempio i casi Covid-19 (quasi 53 ogni mille abitanti), che portano la demografia scaligera all’82esimo posto, e la scarsità di presìdi di medicina generale, con i quali si va in caduta libera fino all’88esimo.
Sul fronte “Giustizia e sicurezza”, invece, pur ricoprendo una discreta 20esima posizione, scontiamo uno dei livelli più alti di rapine in esercizi commerciali, a causa delle quali la provincia scaligera balza, con un 80esimo posto, quasi in coda alla classifica. La “Cultura e tempo libero” veronesi occupano il 25esimo posto della classifica nazionale. Non male, ma per le potenzialità offerte dalla presenza di prestigiosi teatri, dalla lunga tradizione libraria (si pensi solo alla genesi, sviluppo e ruolo della Biblioteca Capitolare, la più antica al mondo tra quelle ancora attive), e dal patrimonio paesaggistico nonché artistico-architettonico disseminato, oltre che nel centro cittadino, nell’intera provincia, si potrebbe aspirare a una performance certamente migliore. Anche se nel complesso, rispetto al 2020 la città ha recuperato già una decina di posizioni. Nel dettaglio, quanto a librerie siamo rovinosamente scesi al 94esimo posto del ranking nazionale, facendoci superare persino da insospettabili come Vibo Valentia, Barletta, Sassari. Dato abbondantemente riscattato, lo dicevamo, da un copioso patrimonio museale, aziende agrituristiche, indice di lettura.
Più allarmante, decisamente, il settore “Ambiente e servizi”, che ci intrappola in uno sconfortante 69esimo posto (persino la metropoli milanese è più avanti, con un secondo posto che la staglia tra Oristano e Trento). Nemici principali? La pessima qualità dell’aria, l’alta percentuale di affollamento degli istituti di pena, l’insufficiente numero di farmacie, la raccolta differenziata (77esimo posto in Italia). Da migliorare, nell’ottica di una mobilità più sostenibile, anche la mappa delle piste ciclabili, che ci consegnano al 34esimo posto, e con riguardo alle quali, tuttavia, Palazzo Barbieri ha più volte annunciato molti cantieri in fase di ultimazione e altri in via di progettazione. 

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