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Dalle “rime buccali” ai bizzarri banchi con le rotelle: un anno di scuola visto da un preside

di ADRIANA VALLISARI

Umberto Fasol (Alle Stimate) ci racconta le mille peripezie che hanno dovuto affrontare gli istituti

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Dalle “rime buccali” ai bizzarri banchi con le rotelle: un anno di scuola visto da un preside

di ADRIANA VALLISARI

Gli ultimi nove mesi di scuola visti da un preside? «Pesanti e memorabili, rimarranno nella storia di tutti noi». Dopo vent’anni a capo dell’Istituto alle Stimate di via Montanari, Umberto Fasol (nella foto) di esperienza ne ha maturata tanta. Tanta da affrontare e risolvere imprevisti, ma chi si aspettava una pandemia mondiale?

Lui, come tutti gli altri dirigenti scolastici di città e provincia, nel marzo 2020 si è visto piombare addosso una rivoluzione senza data di scadenza. E, nell’incertezza dominante, ha dovuto dare risposte rapide a docenti, studenti e famiglie. Gestendo numeri notevoli: le Stimate contano 920 allievi e una settantina di insegnanti, fra scuola primaria, secondaria di primo grado e quattro indirizzi liceali.

– Al suono dell’ultima campanella, che bilancio traccia di questo secondo anno scolastico col Covid? È stato più o meno difficile del precedente, a suo avviso?

«Quest’anno è stato più impegnativo dello scorso, senza dubbio. Prima ancora di iniziare, c’era stata una lunga serie di preparativi per ottemperare ai protocolli che si succedevano durante l’estate. Nel giugno del 2020 si era iniziato a parlare delle distanze da tenere in classe: subito era uscita la famosa distanza di un metro fra le “rime buccali” degli alunni, poi la Regione aveva chiarito che bastava mantenere un metro da banco a banco, quindi a livello centrale aveva fatto capolino l’ipotesi dei banchi a rotelle. A ripensarci sembra un’eternità fa, invece parliamo di pochi mesi...».

– Voi come vi siete attrezzati?

«Misurando le aule, buttando giù qualche periana per allargarle, distanziando i banchi e mettendo a terra del nastro adesivo per creare percorsi sicuri, acquistando bidoni di gel igienizzante... Un lavoro folle a giugno e luglio, nell’incertezza totale».

– Poi il 14 settembre si è ripartiti in presenza, con ingressi scaglionati e il complicato nodo dei trasporti.

«Per evitare assembramenti abbiamo dovuto far entrare gli studenti da più ingressi, in fila indiana e distanziati, sfruttando pure le scale antincendio. Per mantenere il rapporto parametrato fra alunni e metratura abbiamo rivisto la disposizione delle classi, caricando una piantina sul nostro sito internet e indicando i diversi orari di ingresso e uscita. Poi si è dovuto spiegare agli alunni il protocollo per andare in bagno in modo contingentato».

– Mantenendo queste accortezze, sul fronte sanitario com’è andata?

«L’obbligo di tenere sempre indosso la mascherina, anche seduti al banco, è scattato all’inizio di novembre. Tolta la parentesi del Veneto “rosso” prima di Pasqua, direi che il momento peggiore è stato quello della seconda ondata autunnale, con le frequenti segnalazioni di possibili contatti con positivi che arrivavano dalle famiglie. Essendo uno dei referenti Covid, ho perso il conto delle ore passate al telefono col Sisp (Servizio igiene sanità pubblica dell’Ulss) per avere istruzioni da dare ai genitori, incluse le comunicazioni relative a tamponi e quarantena obbligatoria. Da noi sei professori si sono ammalati. Per fortuna avevamo iniziato l’anno scolastico creandoci un vivaio di giovani laureati pronti a entrare in azione per supplenze in ogni disciplina; altrimenti, trovare qualcuno disponibile all’ultimo momento, solo per un periodo limitato, sarebbe stato molto arduo. Inoltre, prima che fossero disponibili i vaccini, ci eravamo dotati di un medico del lavoro che, nel rispetto della privacy, aveva individuato gli insegnanti fragili da non esporre al rischio».

– La didattica a distanza ha aiutato?

«Avevamo imparato a usare la piattaforma Teams nell’esperienza del lockdown di marzo-aprile 2020, quindi nell’anno scolastico 2020/2021 eravamo già attrezzati per fare lezione a distanza da un giorno all’altro, se necessario. Grazie alla didattica digitale integrata è stato possibile insegnare contemporaneamente a studenti in presenza e ad altri a casa in isolamento. Non è stato facile, comunque; il clima che si respirava era di precarietà continua».

– L’insegnamento mediato da uno schermo lo ritroveremo anche a settembre 2021?

«Noi lo useremo senz’altro per i corsi di recupero on line e per ospitare ancora conferenze a distanza con ospiti di rilievo. Certo, la Dad ha innegabili potenzialità, ma è problematica quando si tratta di verificare le competenze a distanza: come si fa a controllare che la traduzione di un brano di latino o il compito di matematica si svolgano correttamente?».

– Ragazzi e insegnanti si sono adattati; per quali fasce d’età è stata più pesante?

«La mia sensazione è che i bambini della primaria ne abbiano risentito meno, così come le classi delle medie che hanno sempre potuto frequentare la scuola in presenza, salvo durante le restrizioni. I più colpiti sono stati gli studenti di terza media e di prima superiore, che nel pomeriggio avevano palestre e piscine chiuse e scarse opportunità di socializzazione. Negli ultimi due mesi, frequentando a giorni alterni al 50%, li ho visti contenti di tornare a scuola. Credo siano maturati molto in questo periodo».

– Esami di terza media e maturità: ormai ci siamo. Come avverranno?

«Sono ancora soppressi gli scritti per entrambi, ma a differenza dell’anno scorso c’è la possibilità di non ammettere lo studente alla discussione; sono tornati pure debiti e bocciature, pur tenendo conto di eventuali sofferenze vissute dalle famiglie a causa del Covid. Per la maturità forse si poteva osare almeno uno scritto per misurare meglio le capacità di ciascuno: così mi pare un esame un po’ monco».

– Cosa chiederebbe al Governo, se volesse mettere mano alla scuola?

«Di intervenire su programmi e contenuti. Dopo un anno e mezzo in cui ci occupiamo solo di gel, mascherine e scaglionamenti, non si è mai potuto parlare della sostanza. Con la pandemia il mondo ha subito un’accelerazione impressionante e ci sono delle domande a cui rispondere: di quali competenze avranno bisogno i nostri ragazzi nel 2022 e negli anni a venire?». 

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