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Risonanze bibliche nella letteratura

Marco Ballarini e coll. (a cura di)
Dizionario biblico della letteratura italiana
Istituto di Propaganda Libraria
Milano 2018
pp. 1056 - Euro 90

Risonanze bibliche nella letteratura

Se non è semplice recensire un libro, romanzo, saggio o raccolta di poesie che sia, è ancora più difficile analizzare un’opera di consultazione come questo Dizionario biblico della letteratura italiana.
Già i tempi sono indicativi di tale difficoltà. Edito nel settembre del 2018 per i tipi dell’Istituto di Propaganda Libraria, chi scrive ha finito di “leggerlo” dopo circa quindici mesi, durante i quali ha analizzato le 270 voci, tutte di particolare interesse, attraverso le quali è stato colmato un vuoto nel panorama editoriale italiano.
Nella prefazione, monsignor Ballarini, il prefetto della Biblioteca Ambrosiana che ha coordinato il lavoro, Pierantonio Frare, Giuseppe Frasso e Giuseppe Langella, i tre curatori dell’opera (aiutati da Simona Brambilla, professoressa associata di Filologia della letteratura alla Cattolica di Milano), si dichiarano consapevoli dell’inevitabile arbitrarietà delle scelte effettuate e della conseguente difficoltà di classificare un fenomeno come biblismo oppure come dantismo o petrarchismo, oltre che di distinguere tra autori credenti e non credenti, un delicato discrimine che rischia di indebolire l’approccio filologico. Però la qualità dei lemmi supera i limiti di tale distinzione. Si prendano, ad esempio, le cinque pagine dedicate a Giacomino da Verona, autore di De Ierusalem celesti et de pulcritudine eius e di De Babilonia civitate infernali et eius turpitudine ed quantis penis peccatores puniantur incessanter, due poemetti nei quali risalta un’impegnata rappresentazione del Paradiso e dell’Inferno costantemente legata al testo biblico; oppure, per citare un altro scrittore scaligero, le poesie Eva che specchiasi nella fonte e Sacrifizio di Gefte, due lavori di argomento biblico - mai pubblicati - di Ippolito Pindemonte.
Altro riferimento di interesse locale è quello legato a Fazio degli Uberti, pisano di nascita ma deceduto in esilio a Verona, il cui Dittamondo riprende l’allegoria del viaggio della Commedia, ma senza quell’unità di fede e realtà che è parte integrante del capolavoro di Dante.
Prevalente è però nell’opera la costante attenzione al Novecento, dove l’influenza della Bibbia è meno facilmente registrabile e dunque più preziosa l’opera degli estensori.
Se nei Discorsi sopra l’arte poetica Torquato Tasso intimava al poeta epico di lasciare le cose bibliche “agli uomini pii nella loro pura e semplice verità, perché in esse il fingere non è lecito”, nelle oltre mille pagine che compongono questo Dizionario biblico sono esplicitati i momenti della presenza della parola divina nel linguaggio profano, contribuendo così a smantellare l’antico sospetto dell’incompatibilità tra la Bibbia e la letteratura.   

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