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Quando i migranti economici eravamo noi

Concetto Vecchio
Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi
Feltrinelli - Milano 2019
pagg. 192 - euro 18

Quando i migranti economici eravamo noi

È un racconto di baracche e di baraccati, di lavoratori stagionali e di padri che non hanno visto nascere i loro figli, di slogan come “Ci fanno sentire stranieri in patria” e di cartelli dove è scritto “Non si affitta a cani e italiani”. È un racconto che si svolge nella Svizzera dei 26 cantoni, dove Concetto Vecchio, giornalista de La Repubblica, nasce nel 1971, lo stesso anno in cui nella Confederazione elvetica viene concesso il diritto di voto alle donne. I genitori erano partiti in treno il 13 gennaio 1961 e la madre Giuseppa ricorda quando, giunti alla frontiera di Chiasso, la fecero scendere e, divisa dal marito, la sottoposero ad una visita medica in un caseggiato posto ai lati della stazione.
Quattro anni prima che i genitori di Concetto arrivassero in Svizzera, gli stranieri erano il 7,5% della popolazione; due anni dopo il loro arrivo erano saliti al 13,4%. Su 724mila immigrati, 474mila, cioè il 65%, erano italiani. Rudolf Brau, docente di Storia all’Università di Berna, decide di studiare il caso sul campo e per tre anni vive con loro, scoprendo che il 12,8% dei migranti italiani ha la terza elementare e che alla domanda «Perché siete venuti in Svizzera?», tutti rispondono: «Per il pane».
“Migranti economici”, dunque, malvisti allora come adesso. Italia e Svizzera avevano firmato un accordo: la Confederazione avrebbe accolto i lavoratori di cui il nostro Paese si liberava perché non c’era occupazione per tutti. Ma pure non pochi svizzeri volevano liberarsi dei lavoratori italiani. Espulsioni, rimpatri, qualsiasi cosa pur di rimandarli indietro.
Quello di Vecchio è un libro dove si ricordano diversi episodi, ma è pure un tentativo di ricomporre la memoria personale sia con il racconto dei genitori, sia con l’aiuto di servizi giornalistici sui braccianti e sugli operai che, prima dal settentrione e poi, in maniera ancora più massiccia, dal sud, giunsero nella Confederazione. Le vicende di migliaia di italiani che lasciarono affetti e case in cerca di lavoro affrontando mille difficoltà, l’ostilità e i pregiudizi di un Paese straniero, rappresentano anche un atto di accusa nei confronti di quegli smemorati che mancano ed hanno mancato di rispetto agli italiani partiti non solo per la Svizzera, ma anche per le Americhe, per il Belgio, per il Canada, per la Francia, per la Germania, per l’Oceania.
Cacciateli! è senza dubbio utile per capire non chi eravamo, ma chi siamo noi e chi sono gli altri, facendo emergere con prepotenza il vocabolo “gratitudine” per quei nonni e quei genitori “migranti economici” all’estero per trovare un lavoro e non morire di fame.

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