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La rinuncia nella vita di tre donne totalmente diverse l’una dall’altra

Emanuela Canepa
Insegnami la tempesta
Einaudi – Torino 2020
Pagg. 248 – Euro 17,50

Parole chiave: Emanuela Canepa (1), Insegnami la tempesta (1), Libro (58)
La rinuncia nella vita di tre donne totalmente diverse l’una dall’altra

Nel suo nuovo libro indaga i meandri delle relazioni umane Emanuela Canepa, bibliotecaria, che aveva esordito nel 2018 con L’animale è femmina, vincitore del Premio Calvino e di altri riconoscimenti. Canepa ama la lettura e ha il pregio di saper cogliere e definire i dettagli nella scrittura, di raccontare con disinvoltura come un’autrice veterana. Nel suo nuovo romanzo Insegnami la tempesta torna a indagare l’universo femminile attraverso i suoi personaggi.
Pagina dopo pagina, traccia con certosina precisione le protagoniste e il loro vissuto. Sa rapire il lettore sin da subito, tanto che chi legge finisce col provare quelle stesse sensazioni sulla propria pelle. Sono tre le donne della storia. La madre Emma, alla quale la figlia rimprovera un’esistenza di rinunce. La figlia Matilde, che la madre ha sempre sentito criptica e inaccessibile e che l’adolescenza rende ancora più distante. Irene, suora di clausura, che ha lasciato tutto, anche la sua più grande amica, per abbracciare senza riserve la fede. “Tre donne profondamente legate tra loro, eppure in costante fuga l’una dall’altra. Perché ogni legame d’amore può diventare un cappio, e ogni distacco trasformarsi in battaglia”.
Sono diversi i temi e gli spunti di riflessione che il romanzo invoca. Si parla di maternità, di genitorialità e del rapporto tra genitori e figli, dinamiche di coppia, fedeltà e tradimento, adolescenza, rispetto e abbandoni, e poi c’è il tema centrale, il sacrificio.
Emma e Irene sono l’incarnazione perfetta della rinuncia. La prima affronta la vita di petto, come se fosse un campo di battaglia, è una lavoratrice instancabile e una madre ansiosa, che si è trovata troppo presto assorbita dalla maternità. Una donna all’inizio spigolosa, quasi antipatica, in realtà molto sola e fagocitata dalla vita; per lei l’attacco è la migliore difesa. Ha rinunciato alle sue passioni per crescere la figlia, ha un rapporto conflittuale con i genitori e un marito che fa quasi tenerezza nel suo essere amorevole, sempre attento e accogliente.
Altro personaggio femminile è l’amica Irene, apparentemente così diversa, che impersona a sua volta il sacrificio, ma in un modo completamente differente, eppure così significativo nella sua scelta di clausura, il simbolo più alto e forse più serrato del concetto di rinuncia nell’abbandonare tutto ciò che ha a che fare con il mondo terreno per dedicarsi alla preghiera. Ci possono essere chiavi di lettura differenti, ma non mancano gli spunti di riflessione. È un libro vocato a lavare via qualche pregiudizio sulle donne.
Lungo la via della quotidianità, presente e passata, la scrittrice genera un romanzo di piacevole lettura, onesto e scorrevole, che non ha una storia canonica, con un inizio e una fine, ma un percorso più psicologico che narrativo. Il suo pregio è di rendere i personaggi vivi e veri, immediatamente riconoscibili per il lettore. Tanto che vi si immedesima e, alla fine, si sente quasi orfano.

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