La città di Dio
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Gesù chiama come amico

Nell’Esortazione apostolica sui giovani papa Francesco si premura di dare delle segnaletiche concrete. Anche sotto il profilo vocazionale. Invita i giovani a fare un adeguato discernimento della propria identità per capire meglio la propria missione vocazionale nella Chiesa e nel mondo...

Nell’Esortazione apostolica sui giovani papa Francesco si premura di dare delle segnaletiche concrete. Anche sotto il profilo vocazionale. Invita i giovani a fare un adeguato discernimento della propria identità per capire meglio la propria missione vocazionale nella Chiesa e nel mondo. Il discernimento vocazionale “richiede spazi di solitudine e di silenzio, perché si tratta di una decisione molto personale che nessun altro può prendere al nostro posto” (CV 283). In effetti, prosegue il Papa per capire la propria vocazione singolare occorre sintonizzarsi con il linguaggio di Dio, intercettandone i messaggi e i meta-messaggi. Precisa però che il silenzio orante finalizzato all’individuazione della propria identità vocazionale “non è una forma di isolamento” (CV 284). Fondamentalmente esige un atteggiamento di ascolto del Signore, degli altri e della stessa realtà che ci interpella in vari modi (Cfr. Ivi). Solo nell’atteggiamento dell’ascolto un giovane “è realmente disponibile ad accogliere una chiamata che rompe le sue sicurezze ma che lo porta a una vita migliore” (Ivi) in quanto Dio offre sempre qualche cosa di più a chi è più disponibile.
Il discernimento vocazionale sollecita a “porsi varie domande” (CV 285). E non basta, precisa il Papa, porsi nella prospettiva di grandi guadagni o di carriere invidiabili. Occorre “cambiare prospettiva e chiedersi: io conosco me stesso, al di là delle apparenze e delle mie sensazioni?... Quali sono i miei punti di forza e i miei punti deboli?... Qual è il mio posto su questa terra?... Ho le capacità necessarie per prestare quel servizio?” (Ivi).
Annota poi il Papa che il discernimento non deve far porre l’attenzione sul proprio io, ma in riferimento agli altri. Sicché, non basta porsi la domanda “Chi sono io?”. Occorre porsi con determinazione la domanda: “Per chi sono io?” (Cfr CV 286). E in risposta, papa Francesco precisa: “Tu sei per Dio, senza dubbio. Ma Lui ha voluto che tu sia anche per gli altri, e ha posto in te molte qualità, inclinazioni, doni e carismi che non sono per te, ma per gli altri” (Ivi).
Il discernimento vocazionale deve svolgersi in una atmosfera di relazioni proprie dell’amicizia. E nella prospettiva vocazionale l’amico a cui far riferimento è Gesù (Cfr CV 287), il quale intende fare il regalo più bello agli amici. Di conseguenza, se segnala, durante il percorso di discernimento, come adatta ad una persona entrata in amicizia con Lui una vocazione speciale, si sappia che lo fa per un di più di amore. E lo fa “giusto su misura per te, su misura di tutta la tua vita” (CV 288). E sarà “sicuramente qualcosa che ti renderà felice nel più intimo e ti entusiasmerà più di ogni altra cosa” (Ivi). Un regalo dunque una vocazione. Ma “senza dubbio un regalo esigente. I regali di Dio sono interattivi e per goderli bisogna mettersi molto in gioco, bisogna rischiare” (CV 289). In questa prospettiva il chiamato si realizza al meglio di sé insieme agli altri e proprio a servizio degli altri. Ogni autentica vocazione sa continuamente superare se stessa, in un itinerario di maturazione progressiva, impregnato di desiderio di infinito (Cfr. CV 290). Questo desiderio di infinito trova il suo sbocco “con l’amicizia incondizionata che Gesù ci offre” (Ivi). La sua è solo una proposta, fatta con calore sì, ma mai una imposizione. È la proposta di seguire Lui come amico, per vivere la gratuità dell’amore tra amici, in quanto gli amici “si cercano e si trovano per pura amicizia” (Ivi).

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