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Accompagnamento e ascolto dei cammini vocazionali

Arrivando ormai alla conclusione dell’esortazione apostolica, papa Francesco esorta chiunque ha compiti educativi – sacerdoti, religiosi, religiose, laici, professionisti e anche giovani qualificati – ad “accompagnare i giovani nel loro discernimento vocazionale” (CV 291). A tale riguardo il Papa segnala tre “sensibilità”, da avere come attenzioni speciali proprio nell’azione del discernimento: “La prima sensibilità o attenzione è alla persona” (CV 292)...

Arrivando ormai alla conclusione dell’esortazione apostolica, papa Francesco esorta chiunque ha compiti educativi – sacerdoti, religiosi, religiose, laici, professionisti e anche giovani qualificati – ad “accompagnare i giovani nel loro discernimento vocazionale” (CV 291). A tale riguardo il Papa segnala tre “sensibilità”, da avere come attenzioni speciali proprio nell’azione del discernimento: “La prima sensibilità o attenzione è alla persona” (CV 292). E in proposito, dopo aver segnalato l’atteggiamento di fondo dell’ascolto, papa Francesco offre una cartina da sole che dice l’autenticità dell’ascolto: “Il segno di questo ascolto è il tempo che dedico all’altro [...] che l’altro senta che il mio tempo è suo: il tempo di cui ha bisogno per esprimermi ciò che vuole. Deve sentire che io ascolto incondizionatamente, [...] senza irritarmi, senza stancarmi” (Ivi). E riporta l’esempio di Gesù Risorto che si è fatto compagno di viaggio dei due discepoli di Emmaus, ascoltandoli a lungo, senza spazientirsi: “Questo ascolto attento e disinteressato indica il valore che l’altra persona ha per noi” (Ivi).
Un secondo suggerimento: avere la sensibilità del discernere tra ciò che appartiene alla grazia di Dio e ciò che invece entra nel circuito della tentazione. Occorre allora capacità di “discernere le parole salvifiche dello Spirito buono, che ci propone la verità del Signore, ma anche le trappole dello spirito cattivo, i suoi inganni e le sue seduzioni” (CV 293).
E la terza sensibilità segnalata: ascoltare gli impulsi interiori per capire dove vuole andare veramente la persona interessata, ciò che vorrebbe essere davvero. A tale riguardo il Papa ha il coraggio di invitare a non seguire “i desideri superficiali, ma ciò che è più gradito al Signore, il suo progetto per la propria vita che si esprime in un’inclinazione del cuore, al di là della scorza dei gusti e dei sentimenti” (CV 294).
In definitiva, “il discernimento diventa uno strumento di impegno forte per seguire meglio il Signore” (CV 295). In sostanza “un buon discernimento è un cammino di libertà che porta alla luce quella realtà unica di ogni persona, quella realtà che è così sua, così personale, che solo Dio la conosce” (Ivi).
Dopo aver fatto opera di accompagnamento, precisa il Papa, occorre saper ritirarsi dietro le quinte: “Quando uno ascolta l’altro in questo modo, a un certo punto deve scomparire per lasciare che segua la strada che ha scoperto” (CV 296). Questo atteggiamento segnala la presenza di quell’umiltà che nulla fa pesare, ma mette al centro delle proprie attenzioni il bene dell’interlocutore. Rimettendo in campo poi uno dei suoi aforismi evidenziati nell’Evangelii Gaudium “il tempo è superiore allo spazio”, papa Francesco mette in risalto uno dei suoi costanti e più profondi convincimento, validi anche sul piano pastorale: “Dobbiamo suscitare e accompagnare processi, non imporre percorsi. E si tratta di processi di persone che sono sempre uniche e libere. Per questo è difficile costruire ricettari” (CV 297). Un’ultima annotazione, prima di concludere l’esortazione: per accompagnare gli altri nel discernimento vocazionale occorre esserne investiti in prima persona, accompagnati maternamente dalla Vergine Maria (Cfr. CV 298).
Papa Francesco giunge allora alla seguente conclusione valida per i giovani ma anche per gli altri: “Correte, attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente” (CV 299). Nessuna nostalgia pertanto deve frenare il cammino della fede cristiana specialmente nei confronti dei giovani, in se stessi icona di speranza e di slancio coraggioso di cui lo stesso mondo degli adulti ha bisogno.

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