La città di Dio

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Zenti mons. Giuseppe

Agostino si sente incalzato da una domanda di fondo: “Fra una così numerosa turba di dei, che i Romani venerano, quale soprattutto o quali credono che abbia esteso e salvato quell’Impero?” (De civ. Dei, IV, 8). In effetti, gli dei romani sono una pletora, una folla infinita per ogni ambito della realtà. D’altra parte, Roma è così grande per merito di Giove, il re degli dei...

All’inizio del libro quarto, Agostino riprende in considerazione l’accusa perpetrata contro il cristianesimo di essere la causa della distruzione di Roma per opera di Alarico...

Ed ecco la domanda inquietante e severa di Agostino, a raffica incalzante, alla quale nessun Romano sarebbe stato in grado di rispondere con motivazioni razionali...

Gli dei dunque sono stati il baluardo di Roma! Hanno, ad esempio, assicurato un regno di pace al re Numa Pompilio! Obiezione accolta da Agostino, il quale si permette di precisare: “Un grande beneficio è la pace, ma è un beneficio del Dio vero, per lo più come il sole, come la pioggia e la vita e gli altri aiuti sopra gli ingrati e sopra i malvagi” (De civitate Dei, III,9)...

Ad una lettura affrettata e superficiale, il libro terzo appare come la narrazione erudita della storia di Roma, a cominciare dalle sue origini troiane fino a Cesare Ottaviano Augusto. Che sia una trattazione erudita non ci sono dubbi, intessuta come è di estratti principalmente da Sallustio, Varrone (“il più dotto dei romani”, De civitate Dei III,4) e Polibio. Ma l’intento di Agostino non è di natura storica...

Agostino prosegue nella sua lucida analisi del mondo pagano che negli dei non aveva un esempio da imitare, ma degli istigatori all’immoralità. Non esita ad esporli al ridicolo, dal momento che mai di fatto avevano difeso la città di Roma, nemmeno nei tempi non sospetti in cui il popolo romano garantiva loro un culto perfetto, come nel caso della presa del colle Capitolino da parte dei Galli...

Inoltrandoci passo dopo passo nella conoscenza dell’opera grandiosa di Agostino, La città di Dio, procediamo in modo da raccogliere il fior fiore dell’opera, senza indugiare sui singoli paragrafi. Per una migliore comprensione dei testi seguenti, è opportuno ricordare che appartengono a quei cinque libri nei quali Agostino fa una disanima serrata del mondo pagano, che riscontra in molti aspetti alquanto inumano nella sua immoralità...

Agostino affonda il bisturi nella piaga del paganesimo, intriso di libidine di dominare, di ambizione, di avarizia e di lussuria causate dal benessere: “Infatti, quando quella (libidine di dominare) potrebbe quietarsi nelle menti intrise di superbia, finché con cariche perpetue non giunga al potere monarchico? Ma la facoltà di cariche da perpetuarsi non ci sarebbe se non prevalesse l’ambizione...

A mano a mano che si inoltra nella stesura della sua opera monumentale, La città di Dio, Agostino affronta ogni genere di questione, prospettandone la versione cristiana, anche umanamente parlando assai superiore a quella pagana...