L'opinione
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Tocca a noi laici concretizzare le indicazioni della Cet sul lavoro

Il documento dei Vescovi del Triveneto richiama i valori fondanti di una  società dove la persona è al centro

Castellani Massimo

Il 15 aprile scorso la Conferenza episcopale Triveneto ha pubblicato la nota pastorale Il lavoro in tempo di cambiamenti. La Chiesa vicina. L’eloquenza del titolo manifesta un’indicazione del modo in cui le comunità cattoliche hanno saputo affrontare i problemi creati dalla crisi.
La crisi economica, da subito, ha colpito le figure più deboli del mondo del lavoro: i giovani, le donne, gli immigrati. Le parrocchie, la Caritas, le amministrazioni pubbliche hanno tentato di dare una risposta ai bisogni più immediati delle persone. Necessità vitali rappresentate dalla scadenza di un mutuo, dall’affitto o dalla spesa al supermercato. Sicuramente ci sarà anche stata una solidarietà non rilevata, nascosta, tra le famiglie o gli amici.
Oltre ai problemi economici, con il passare del tempo si rischia di mettere in discussione anche i legami affettivi, familiari. Le persone perdono l’autostima e la dignità in una sorta di debolezza psicologica che sicuramente non aiuta a reagire e a guardare al futuro con speranza.
Non è solo, quindi, crisi economica. È in discussione l’assetto sociale di un paese, di una comunità già messa alla prova da anni in cui i valori cristiani avevano lasciato il posto al consumismo e la solidarietà all’individualismo.
Papa Francesco definisce l’attuale situazione un cambio d’epoca dove tutto non sarà più come prima. Un cambio epocale ci obbliga però a un ripensamento di ruolo come laici credenti.
Il documento episcopale richiama con forza i valori fondamentali per una società in cui l’uomo, la persona, sia preminente su ogni cosa. Invita tutti ad abbandonare l’adorazione del denaro come fine ultimo e ripensare ai soldi come strumento per creare nuovi posti di lavoro rispettoso dell’uomo.
I vescovi e la Chiesa possono fare molto nel richiamare e definire con chiarezza il loro pensiero per una società, per la persona. La Chiesa indica, suggerisce, auspica, ma non può fare tutto. Anzi, non deve fare tutto. Spetta a noi laici cristiani, nei diversi ruoli ricoperti nella società, tradurre il pensiero in azioni concrete. Spetta a noi non essere mai dissetati di giustizia, spetta a noi non accontentarci solo di fare bene il nostro lavoro o di raggiungere i risultati che ci vengono richiesti. Come cristiani questo potrebbe non essere sufficiente, anzi non lo è sicuramente se gli obiettivi che raggiungiamo non sono quelli indicati dalla dottrina sociale o peggio, non sono con la stessa compatibili.
Il documento dell’episcopato triveneto dedica un lungo capitolo ai giovani, invitando le parrocchie ad essere luoghi di aggregazione, di formazione spirituale, di ascolto e di orientamento.
Ai giovani non stiamo dando un futuro, non siamo nemmeno in grado di dare loro un presente. Anche in questo, come laici cristiani, dobbiamo pensare e agire con idee nuove con i valori di sempre i quali probabilmente tutti ricordiamo ma, purtroppo, raramente applichiamo nella vita di tutti i giorni.
Eravamo tutti convinti che il benessere diffuso, il progresso che sembrava inarrestabile, fossero sufficienti per ritenerci tutti soddisfatti anche nei nostri valori cristiani. È bastata una crisi economica, nemmeno delle peggiori che il mondo occidentale abbia conosciuto, per risvegliarci e capire quanto effimeri, banali e vuoti sono gli obiettivi materiali imposti da un consumo finalizzato unicamente a una crescita irrispettosa di tutto, dell’ambiente, delle persona, dei valori solidali.
Dalle pagine di Verona Fedele mi permetto di lanciare una proposta a tutti i cittadini di Verona, a tutti i rappresentanti delle istituzioni, a tutti i rappresentanti delle associazioni. Di sottoscrivere il documento dei Vescovi. Io lo sottoscrivo. Ognuno di noi però dovrà essere consapevole che subito dopo dovremo concretizzare quanto condiviso.

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