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Queste norme sulle pensioni non vanno Ecco la proposta dei sindacati

Sul tema delle pensioni occorre uscire da un dibattito astratto, fatto di annunci e promesse di intervento, aprendo un tavolo serio di confronto sui necessari cambiamenti da introdurre alla legge Fornero, la più iniqua e dura normativa d’Europa...

Parole chiave: Norme (1), Pensioni (1), Sindacati (1), Emiliano Galati (2)

Sul tema delle pensioni occorre uscire da un dibattito astratto, fatto di annunci e promesse di intervento, aprendo un tavolo serio di confronto sui necessari cambiamenti da introdurre alla legge Fornero, la più iniqua e dura normativa d’Europa. Per questo il 2 aprile scorso il sindacato veronese è stato a Venezia per sollecitare il Governo e il Parlamento ad un’assunzione di responsabilità ed evitare che questo tema così delicato diventi terreno di populismi e strumentalizzazioni politiche.
Quattro i punti centrali:
1) Flessibilità nell’accesso alla pensione, a partire dall’età minima di 62 anni, oppure attraverso la possibilità di combinare età e contributi. Si tratta di un’esigenza urgente che riguarda migliaia di persone, soprattutto chi fa un lavoro usurante e faticoso, con un’attesa di vita purtroppo differente rispetto ad altre professioni.
2) Chiudere le salvaguardie per i lavoratori “esodati”, con una soluzione strutturale che garantisca a quei lavoratori il diritto pensione.
3) Assicurare una pensione giusta ai giovani.
“Con pensioni molto basse, in caso di non autosufficienza chi pagherà le badanti per tutti? Il futuro grigio dei giovani in un Paese che invecchia”: è questa la sintesi della ricerca sul welfare di domani condotta dal Censis in collaborazione con la Fondazione Generali. Un futuro a tinte fosche per i giovani italiani; è quello che emerge dai risultati della ricerca “L’eccellenza sostenibile nel nuovo welfare”: la situazione, infatti, non sarà migliore per gli 890mila giovani 25-34enni autonomi o con contratti di collaborazione, e per gli oltre 2 milioni di “Neet”, cioè ragazzi che non studiano né lavorano.
L’Italia è il Paese con il più alto tasso di disoccupazione giovanile ed al contempo quello con il sistema pensionistico più rigido. Per questo noi proponiamo la staffetta generazionale; che sia incentivato anche il part-time fra i lavoratori anziani negli ultimi anni della carriera lavorativa, collegandolo all’assunzione dei giovani preparati all’uso delle nuove tecnologie, per un necessario turn-over nelle aziende e nella Pubblica amministrazione.
4) Basta penalizzazioni alla previdenza integrativa, i fondi pensione, che invece andrebbero sostenuti ed estesi anche nel settore pubblico. Per questo bisognerebbe riportare all’11 per cento l’imposta sostitutiva che oggi è al 20 per cento per una malintesa idea di equiparazione con le rendite finanziarie. Bisogna pensare ad una diversa politica fiscale che sostenga i redditi dei pensionati, realizzando la completa equiparazione della no tax area con i lavoratori dipendenti. Ci mobilitiamo per cambiare il sistema previdenziale, per chiudere la questione esodati, per la previdenza integrativa e per una staffetta generazionale nel segno della equità, della sostenibilità finanziaria e della giustizia sociale.

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