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Il terzo Papa a Cuba: un altro piccolo passo verso la libertà

«La Provvidenza mi permette di arrivare oggi a questa amata Nazione seguendo le indelebili orme del cammino aperto dai memorabili viaggi apostolici che hanno compiuto in quest’Isola i miei due predecessori, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. So che il loro ricordo suscita gratitudine e affetto nel popolo e nelle autorità di Cuba...

Parole chiave: Birtele don Giovanni (1), Opinione (62), Papa (57), Cuba (1)

«La Provvidenza mi permette di arrivare oggi a questa amata Nazione seguendo le indelebili orme del cammino aperto dai memorabili viaggi apostolici che hanno compiuto in quest’Isola i miei due predecessori, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. So che il loro ricordo suscita gratitudine e affetto nel popolo e nelle autorità di Cuba. Oggi rinnovo questi legami di cooperazione e amicizia perché la Chiesa continui ad accompagnare ed incoraggiare il popolo cubano nelle sue speranze, nelle sue preoccupazioni, con libertà e tutti i mezzi necessari per far giungere l’annuncio del Regno fino alle periferie esistenziali della società». Così ha esordito papa Francesco nel suo primo discorso a Cuba, collocandosi in una linea di continuità con i suoi due predecessori aggiungendo e suggerendo con forza dialogo, attenzione agli ultimi e fiducia nella misericordia di Dio.
Si è poi prodotto in alcuni affondo coraggiosi nel suggerire (o fors’anche intimare) che la politica deve servire le persone e non le ideologie, che i cittadini sono da servire e non per servirsene... che non si deve abusare dei cittadini…  che prevalga la cultura dell’incontro. Un richiamo che farà bene a ripetere anche negli Usa – in cui si è recato dopo aver lasciato l’isola – da dove partono altre ideologie, di segno opposto ma comunque nefaste e devastanti.
Sono stato missionario a Cuba, dopo la visita di San Giovanni Paolo II e immediatamente prima di quella di Benedetto XVI e vorrei dire quanto è stata importante per Cuba la prima visita di un Papa, grande conoscitore e oppositore del sistema comunista e al contempo senza sconti per il materialismo  capitalista, nel suo sforzo di riproporre al centro di tutto Dio e la persona.
Risuonano ancora vive nella gente, le sue forti parole in difesa della dignità delle persone, della famiglia e della responsabilità inalienabile dei genitori di fronte al diritto-dovere di educare i figli, diritto negato dai totalitarismi di ogni colore.  Sono stati, poi inutili gli sforzi del regime per far dimenticare o diluire gli effetti del messaggio del Papa. Si racconta che già il giorno successivo alla partenza di Giovanni Paolo II circolava l’ordine di depapizzare Cuba. Per la Chiesa cubana, per i cristiani e per noi missionari di quel periodo, il Papa, con i suoi messaggi chiari e puntuali era diventato un punto di riferimento essenziale, capace di dare entusiasmo, coraggio, sicurezza, ottimismo e soprattutto speranza. Bellissimo e prezioso il dono che Giovanni Paolo II ha lasciato a Cuba ottenendo dalle autorità il ripristino della solennità del Natale abolita dalla rivoluzione. Successivamente, papa Benedetto ha testimoniato la serenità, la bellezza, la profondità e l’armonia del messaggio cristiano ottenendo il ripristino del Venerdì Santo come giorno non lavorativo per permettere la partecipazione alle celebrazioni religiose.
Ora tutti ci auguriamo che Francesco oltre che alla benedizione del dialogo tra i Castro ed Obama abbia portato a Cuba e alla sua Chiesa, prospettive di maggior libertà e corresponsabilità.
Ho constatato di persona che il governo cubano attribuisce ogni sua difficoltà e la sua arretratezza all’embargo degli Usa. In realtà Cuba ha libero commercio con 135 paesi, Italia compresa. È noto che la Santa Sede da anni chiede che l’embargo venga eliminato. Francesco e i suoi collaboratori rinnoveranno questa richiesta durante gli incontri negli Stati Uniti. La fine delle sanzioni migliorerebbe le condizioni di vita della popolazione dell’isola caraibica, togliendo anche allo stesso governo cubano la scusa di attribuire ogni problema del Paese al blocco americano.
Ho seguito in questi giorni i vari reportage da Cuba ed ho provato nostalgia per quei luoghi e per quella gente; ma oramai non mi resta che pregare... e salutare gli amici missionari veronesi: don Gioacchino, don Franco, don Giuseppe e don Dario e che so essere assidui e voraci lettori di Verona Fedele, se e quando arriverà.

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