L'opinione
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È la nuova strage degli innocenti ma il mondo sembra ignorarlo

Non esiste solo un fanatismo di marca islamista. I cristiani sono vittime di altre fedi e dello stesso laicismo

GerolamoFazzini

«Deve continuare da parte di tutti il cammino spirituale di preghiera intensa, di partecipazione concreta e di aiuto tangibile in difesa dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perseguitati, esiliati, uccisi, decapitati per il solo fatto di essere cristiani. Loro sono i nostri martiri di oggi, sono tanti e possiamo dire che siano più numerosi che nei primi secoli».
Per ben sei volte, nell’arco di una settimana, papa Francesco ha rivolto il suo pressante appello in favore dei cristiani perseguitati, provando a scuotere l’indifferenza della comunità internazionale. Lo ha fatto a pochi giorni dalla terribile strage compiuta dai miliziani islamici di al-Shabaab nel college di Garissa (Kenya), dove oltre un centinaio di giovani cristiani sono stati separati dai musulmani e uccisi. Ultimo eclatante e tragico episodio della terribile violenza che si sta dispiegando in molte parti del mondo contro i cristiani.
Sono passate solo poche settimane dalla barbara uccisione di 21 copti egiziani in Libia, per mano di jihadisti affiliati allo Stato Islamico (Is). I miliziani della bandiera nera stanno devastando Iraq e Siria con la loro crudeltà. Anche nel giorno di Pasqua non c’è stata tregua: truppe dell’Is hanno raso al suolo la chiesa nel villaggio cristiano siriano di Tel Nasri, già attaccato e occupato il 23 febbraio scorso. 
Ancora. Non più tardi del 14 marzo scorso quindici persone erano morte (e un’ottantina erano rimaste ferite) in attentati compiuti contro due chiese – una cattolica, l’altra protestante – di Lahore, in Pakistan, entrambi rivendicati da un gruppo integralista legato ai talebani.
E come possiamo dimenticare la Nigeria, laddove infuria la ferocia di Boko Haram, gruppo fondamentalista musulmano che regolarmente semina terrore e morte non più solo nel popoloso Paese, ma anche nei vicini Camerun e Ciad?
Sbaglierebbe, però chi pensasse che nel mondo sia solo il fanatismo di marca islamista a provocare sofferenza e morte per i cristiani. Come documento nel mio libro Scritte col sangue (ed. San Paolo), dedicato ai testimoni della fede del XX e XXI secolo, anche l’estremismo indù e quello buddhista – per quanto meno noti e meno nefasti in termini di “risultati” – contribuiscono a rendere la condizione dei cristiani nel mondo quella della minoranza più vulnerabile in assoluto.
È di queste ore la notizia che la polizia di Ludhiana (una località dello Stato indiano del Punjab) ha arrestato quattro uomini in relazione allo stupro di una suora cattolica avvenuto il 13 marzo scorso. Proprio l’India è stata oggetto qualche anno fa di una tremenda esplosione di violenza anti-cristiana, nello Stato dell’Orissa. Lì, come in molte altre località, si assiste a uno stillicidio quotidiano di abusi, violenze e angherie contro i cristiani, condotte da una minoranza che vorrebbe che il Paese fosse mono-religioso.
Se questo è il drammatico quadro che abbiamo davanti, ben si capiscono le forti parole del Papa che pochi giorni fa – dopo aver denunciato, durante la Via crucis, «il nostro silenzio complice» – ha detto: «Auspico veramente che la comunità  internazionale non rivolga il suo sguardo da un’altra parte».
E invece, può capitare – nella Francia della “laicità” assoluta – che l’azienda che gestisce il metrò di Parigi censuri la destinazione dell’incasso di un concerto di un noto trio di sacerdoti cattolici solo perché (scandalo!) si tratta dei cristiani d’Oriente. Bene ha commentato il corrispondente della Stampa: “Di integralismo si può morire per le fucilate degli uomini del Califfo, ma si può morire anche per la stupidità di quelli che hanno fatto della laicità un nuovo integralismo e non una difesa da esso”.
Ricordiamocelo, noi, cittadini di un’Europa che ha dimenticato le radici cristiane: stiamo assistendo inerti alla “strage degli innocenti” del secolo XXI. La storia ce ne chiederà conto.

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