L'editoriale del Vescovo
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La fiducia vera che germina dalla Pasqua

di mons. GIUSEPPE ZENTI

Se, come sostiene la fede cristiana, la Pasqua di Risurrezione è la soluzione radicale di tutti i problemi, già quella celebrata in pieno lockdown, l’anno scorso, avrebbe dovuto tirarci fuori dalla condizione di pandemia!

Parole chiave: Pasqua (26), Risurrezione (3), Vescovo di Verona (230), Mons. Giuseppe Zenti (263)
La fiducia vera che germina dalla Pasqua

di mons. GIUSEPPE ZENTI

Se, come sostiene la fede cristiana, la Pasqua di Risurrezione è la soluzione radicale di tutti i problemi, già quella celebrata in pieno lockdown, l’anno scorso, avrebbe dovuto tirarci fuori dalla condizione di pandemia! Invece, dopo alterne vicende, ci siamo ripiombati dentro, come in un sepolcro di morte, sigillato dalla non speranza. L’unico aggancio a cui appendere la speranza sembra quello della vaccinazione universale. Niente da obiettare, sotto il profilo medico, per questo micidiale genere di virus. Ma la speranza ha bisogno anche di altre ragioni.
Il nodo scorsoio della questione, allora, va individuato oltre l’ambito dei vaccini finalizzati alla difesa della salute fisica. Occorre spostare il campo della ricerca, da quella scientifica a quella valoriale, pur senza deprezzare quella scientifica. Concretamente, il buon senso suggerisce di far proprio il patrimonio di valori civili, con radice cristiana, per immetterli nella società come ceppi di staminali capaci di far risorgere una società gravemente malata come l’attuale. Tutti i valori civili con radice cristiana hanno come alimentazione le risorse della Risurrezione, a noi trasmesse attraverso la liturgia. Non c’è dubbio che esse sono finalizzate in ultima istanza alla vita da risorti nell’oltre vicenda storica. Ma, proprio perché finalizzato all’oltre eterno, esse sono affidate a noi per abilitarci a viverle nel tempo, come necessaria preparazione e come preludio del Paradiso. Come a dire che hanno come scopo quello di vivere fin d’ora da risorti nel Risorto. Tradotto in termini concreti: tutta la liturgia pasquale, che ha le sue tappe settimanali-domenicali nella scansione dell’anno liturgico, intende trasformare il credente in cristiano risorto e, perciò, mira a farlo un testimone di amore fraterno solidale. Solo se un cristiano si lascia trasformare dalla Pasqua in testimone di amore fraterno solidale può dire a se stesso di celebrare una vera Pasqua. Altrimenti compie solo un rito religioso vuoto di senso. È questa la più potente ed efficace carica di risorse valoriali per il vivere sociale garantita dai cristiani, di cui l’uomo d’oggi ha necessità. Vi è strettamente connessa la possibilità che la speranza non resti aleatoria e fumosa. Che cosa in effetti paralizza la speranza, se non l’egoismo individualista divenuto nel frattempo una cultura acriticamente assorbita e assimilata? La speranza di farcela ad andare avanti, in mezzo ai travagli, alle carenze economiche, alla spaventosa ondata di disoccupazione che ci sovrasta, è fondata sulla certezza che nessuno sarà abbandonato alla deriva e che ognuno potrà contare sulla vicinanza di chi, raggiunto dalla potenza della Risurrezione, partecipa alla sensibilità del Risorto verso tutti gli esseri umani.
Non mi resta che augurare a tutti una buona Pasqua. Autentica, carica di fede e di senso della responsabilità sociale e civile. Lo auguro in particolare a chi ha perso o sta perdendo il lavoro; a chi si trova la salute malferma; ai disabili e agli anziani; ai disperati; a chi vive il dramma della crisi famigliare.

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