Il cantiere delle unità pastorali
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Progettare insieme con i Consigli pastorali

L­e unità pastorali non nascono dal nulla, non sono una realtà calata dall’alto che va a sostituire quanto già c’è, ma sono un punto d’arrivo, un orizzonte verso cui camminare, partendo proprio da quanto esiste già di bello, di buono, di utile con l’obiettivo di metterlo in comune e migliorarlo, non di accantonarlo; di trasformarlo, non di superarlo...

Parole chiave: Davide Galati (4), Unità Pastorali (10), Consigli Pastorali (1)

L­e unità pastorali non nascono dal nulla, non sono una realtà calata dall’alto che va a sostituire quanto già c’è, ma sono un punto d’arrivo, un orizzonte verso cui camminare, partendo proprio da quanto esiste già di bello, di buono, di utile con l’obiettivo di metterlo in comune e migliorarlo, non di accantonarlo; di trasformarlo, non di superarlo. Allora la prima realtà interessata dal cantiere delle unità pastorali, che è anche una risorsa importante per tutte le parrocchie, è il Consiglio pastorale parrocchiale ed è proprio da qui che bisogna partire. Non è il parroco, non è il prete che inizia da solo e poi gli altri lo seguono. No, è la comunità a fare i primi passi, e quindi il Consiglio pastorale che è espressione della comunità stessa ed è, da sempre, impegnato sulla frontiera del popolo di Dio a testimoniare che la Chiesa è, prima di ogni altra cosa, unità di comunione. Comunione tra chi? Tra Dio e il suo popolo prima di tutto, ma subito dopo all’interno del popolo che, altrimenti, senza unità, non potrà mai essere il popolo di Dio. Tra preti e laici, quindi tra sacerdoti e il Consiglio pastorale innanzitutto e poi anche tra Consigli pastorali diversi. Unità nella comunione, per camminare insieme, verso l’orizzonte comune, nella differenza specifica di ognuno.
Sembra bello, ma in concreto, come è possibile? Con la preghiera e l’affidamento a Dio prima di ogni altra cosa, perché si sia capaci di progettare insieme, avendo la stessa visione, non tanto su quello che bisogna fare, ma sulle attenzioni che sono necessarie per poter lavorare insieme. Naturalmente le “cose da fare” sono importanti, e bisogna averle chiare, ma prima di queste c’è un modo di porsi, di atteggiarsi, di rapportarsi gli uni agli altri che non è funzionale a ciò che bisogna fare, ma anzi è il contrario. Si può fare qualcosa e qualcosa di solido, solo se a monte c’è l’attenzione all’altro, al mio fratello nel cui volto si riflette il volto di Cristo. È inevitabile che ci siano delle fatiche, non nascondiamolo, sarebbe strano il contrario, ogni volta che si entra in relazione con l’altro è così. Fare da soli è sempre più facile, sia che l’altro sia il coniuge, il fratello, il genitore, il sacerdote, il co-parrocchiano o venga magari da un’altra parrocchia, da un altro Consiglio pastorale, abbia un altro modo di pensare. È come affrontiamo queste fatiche che fa la differenza; possono diventare occasione di scontro e divisione, a volte anche di allontanamento, oppure essere luogo concreto di carità, dove il confronto con modi di pensare e di essere diversi apre prospettive nuove da rimodulare all’interno dello stesso orizzonte. Così anche due Consigli pastorali possono diventare “una cosa sola” senza perdere la loro individualità, non perché uno si annulla nell’altro, ma perché ognuno, con le proprie peculiarità, i propri doni e i propri carismi collabora all’unità pastorale di cui tutti, nessuno escluso, siamo corresponsabili. Innanzitutto siamo responsabili di riscoprire la capacità di formare relazioni vere fondate su Gesù Cristo, non sull’utilità del momento, ma sulla comunione d’amore che è superiore a tutto e per questo preferibile. Siamo responsabili della nostra capacità di essere famiglia, dentro le mura della nostra casa, ma anche fuori, nelle mura della nostra Chiesa, all’interno dei nostri Consigli pastorali e anche tra Consigli pastorali, nelle nostre unità pastorali. Solo allora il Consiglio pastorale diventerà non tanto il luogo del progettare, ma un luogo caldo, di preghiera, di annuncio e di condivisione della fede, perché è la vita, la testimonianza che evangelizza, non il progetto, il fare. Dobbiamo riscoprirci discepoli, ma non solitari, in una comunità, all’interno dei suoi organi, ma sempre discepoli, a servizio, in ascolto, in preghiera perché l’accoglienza, la carità, l’amore diventino un modo di essere, un modo di vivere, non un qualcosa da fare, una tacca da spuntare nella lista degli impegni giornalieri. In questo orizzonte di gioia, di felicità, i Consigli pastorali hanno un ruolo fondamentale, imprescindibile, quasi costitutivo perché sono il primo luogo dove il sacerdote e i suoi parrocchiani si incontrano. Facciamolo fiorire così che, a suo tempo, porti frutti di unità, pastorale.
Delle unità pastorali si parlerà su Telepace nella trasmissione dal titolo Tutto in tutti in onda lunedì 14 maggio alle 20.35 e in replica martedì 15 alle 23.40 e sabato 19 alle 13.40.

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