Il cantiere delle unità pastorali

stampa

Siamo cristiani, ma cosa vuol dire essere cristiani? Credere in Cristo, certo, credere che Lui è il Figlio di Dio, è via, verità e vita, ma vuol dire anche annunciarlo, proclamare la Buona Notizia, il Vangelo. Questa è l’evangelizzazione, non una questione di numeri o di partigianeria (siamo di più, siamo di meno), ma una questione di vita perché se ho incontrato Gesù e ho capito qual è il suo Vangelo, la Buona Notizia, allora desidero che anche gli altri la conoscano...

Unità pastorale non è solo un nome, ma è soprattutto un modo di essere, un modo di porsi nei riguardi degli altri e della realtà ecclesiale. Oggi, nel momento storico in cui viviamo, ciò di cui abbiamo bisogno è la presenza di cristiani che siano credibili, di cristiani che siano disposti ad assumersi delle responsabilità all’interno della vita della comunità...

L­e unità pastorali non nascono dal nulla, non sono una realtà calata dall’alto che va a sostituire quanto già c’è, ma sono un punto d’arrivo, un orizzonte verso cui camminare, partendo proprio da quanto esiste già di bello, di buono, di utile con l’obiettivo di metterlo in comune e migliorarlo, non di accantonarlo; di trasformarlo, non di superarlo...

Le unità pastorali non nascono per cancellare le piccole comunità, non vogliono uniformare azzerando le diversità, ma anzi vogliono proprio valorizzare le capacità di ogni realtà permettendo a tutti di esplodere le proprie potenzialità...

Uno degli aspetti fondamentali, necessario e imprescindibile, per la crescita positiva delle unità pastorali è la fraternità dei sacerdoti. Il presbitero non sempre è facilitato a vivere la fraternità nel concreto, certo cresce insieme ad altri fratelli nella fede in seminario e insieme ad alcuni di loro diventa sacerdote, ma poi, spesso, la realtà parrocchiale, pensata come porzione di un territorio e di una parte di popolo affidato alle sue cure, fatta di eventi da programmare, di persone da incontrare, di situazioni da sopportare, tende a isolarlo, a fargli mettere, necessariamente, in secondo piano l’aspetto della collaborazione...