Il Fatto di Bruno Fasani
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Crisi della scuola e della famiglia dietro la violenza di Manduria

Chi scrive di cronaca facilmente lo definirebbe un film dell’orrore. Ma qui di finzione non c’è assolutamente nulla. Tutto rigorosamente e drammaticamente vero...

Parole chiave: Manduria (1), Il Fatto (323), Bruno Fasani (247), Baby Gang (4)

Chi scrive di cronaca facilmente lo definirebbe un film dell’orrore. Ma qui di finzione non c’è assolutamente nulla. Tutto rigorosamente e drammaticamente vero. Manduria, 30mila abitanti in provincia di Taranto, ha fatto da scenario ad uno degli episodi più sconvolgenti che si possano raccontare. Il tutto per opera di una baby gang, composta da quattordici ragazzi, di cui solo due sopra i diciotto anni. Gli altri tutti minorenni.
Malati di noia, come li ha definiti il parroco, da tempo si erano dedicati a un divertimento che ha portato alla morte un signore di 66 anni della zona. Antonio Stano, questo il nome della vittima, viveva da solo ed era considerato una persona con delle oggettive fragilità. Una persona che, col senno di poi, o con le lacrime di coccodrillo di chi si prende cura degli altri quando non ce n’è più bisogno, avrebbe dovuto essere seguito da parte dei servizi sociali. Sono 14, dicevamo, gli indagati dalla Procura per i minorenni e dalla Procura ordinaria. I reati di cui dovranno rispondere sono omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio e danneggiamento. Da tempo avevano deciso di prendere a bersaglio questo uomo inerme e, una volta dentro casa, si producevano in una vera e propria Arancia meccanica, fatta di ogni sorta di violenze, insulti, calci, pugni e persino botte con bastoni di plastica. Violenze che riprendevano con i cellulari per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp. Una peritonite arrivata dopo la perforazione di un’ulcera ha messo fine al calvario di questo signore mite e indifeso. Un calvario che durava ormai da molto tempo e che solo ultimamente ha visto i vicini di casa prendere carta e penna per denunciare ciò che stava accadendo. Meglio tardi che mai verrebbe da dire, se non fosse che anche il vergognoso silenzio di chi sapeva e non parlava getta un’ombra sinistra su una comunità omertosa e menefreghista.
Sono tante le considerazioni che si prestano a commento di questi episodi, magari cominciando col chiederci: ma chi sono questi ragazzi? Cosa hanno dentro, in quello spazio che chiamiamo animo, dove l’intelligenza dovrebbe coniugarsi con la responsabilità e con un minimo di senso morale che aiuti a distinguere il bene dal male? Perché ormai è chiaro che episodi come questo sono lì a denunciare il vuoto morale di ragazzi in cui l’essere animale ha occupato integralmente lo spazio che dovrebbe essere popolato da quei valori che fanno di un essere un essere umano. E non ci tranquillizzi il fatto che questi fatti sono accaduti a Manduria, perché Manduria in questo momento è Italia e Occidente in generale. Quell’Occidente che assiste beota e irresponsabile al fallimento della scuola e della famiglia, i due pilastri su cui andrebbe ripensato il progetto educativo su cui formare gli uomini del domani. Il Procuratore di Taranto ha detto che saranno comminate pene esemplari. Ma si tratta di dichiarazioni ad uso dell’emotività del Paese. Sappiamo bene cosa prevedono i codici quando di mezzo ci sono i minorenni. E qui non si tratta di infierire su chi ha sbagliato, ma piuttosto di intervenire con efficacia perché la delinquenza che si annida in loro sia fermata prima che diventi adulta di anagrafe e di livello.

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