Il Fatto di Bruno Fasani
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Anche qualche prete preferisce mammona

Euro più, euro meno, in dieci anni don Edoardo Scordio, parroco di Isola Capo Rizzuto in Calabria, avrebbe messo in tasca tre milioni e mezzo. Soldi che venivano dai contributi erogati dallo Stato per il Centro rifugiati, detto della Misericordia, gestito da un suo fidatissimo...

Parole chiave: Il fatto (223), Bruno Fasani (152), Centro rifugiati (1), Sacerdoti (4)

Euro più, euro meno, in dieci anni don Edoardo Scordio, parroco di Isola Capo Rizzuto in Calabria, avrebbe messo in tasca tre milioni e mezzo. Soldi che venivano dai contributi erogati dallo Stato per il Centro rifugiati, detto della Misericordia, gestito da un suo fidatissimo. Succedeva che sui fondi pubblici, erogati per dare accoglienza ai disperati che arrivavano dal mare, venivano fatte delle corpose sforbiciate. Una parte finiva nelle mani della cosca della ’Ndrangheta locale, un’altra in quelle del poco reverendo, che a sua volta sembra la inoltrasse in Svizzera, per metterla al sicuro nelle casse elvetiche.
Non c’è bisogno di tante parole per sottolineare il baratro in cui può precipitare il cuore umano, anche se alcune osservazioni si impongono per l’evidenza dei fatti.
E la prima considerazione è che dietro al fenomeno dei disperati che arrivano sulle carrette del mare è in atto una grande speculazione. Non bisogna generalizzare e neppure seminare sospetti, ma è un dato di fatto che in troppi hanno sentito il profumo del denaro. Le dichiarazioni del procuratore di Catania su abusi delle Ong non possono essere liquidate come infondato allarmismo. Così come appare evidente la corsa di molti a sfruttare spazi abitabili pur di mettere le mani sui 35 e più euro destinati all’accoglienza dei rifugiati. La vigilanza sul servizio offerto e sulla trasparenza di queste strutture va monitorata in continuazione e non soltanto dalle autorità pubbliche, ma anche dai cittadini che vivono a contatto con queste realtà.
Una seconda considerazione va fatta guardando al caso del parroco calabrese coinvolto nella vicenda. La tentazione all’indignazione è legittima, ma senza arrivare a strapparci le vesti e senza perdere la fiducia nella Chiesa. Che ci siano anche tra i preti quelli che hanno scelto mammona è un dato di fatto. Don Scordio non è il primo e non sarà purtroppo l’ultimo. Del resto non va dimenticato che all’origine della nostra storia di salvezza c’è il tintinnio sinistro di trenta denari. Ma come ci dice il silenzio della foresta che cresce, il rumore dell’albero che cade non può sovrastare la moltitudine di bene operato da tante persone, laici e preti, religiosi e religiose, che senza chiedere nulla danno tutto a chi è schiacciato dalle fatiche del vivere.
Caso mai si impone per tutti una considerazione importante. Ce la ricorda la vicenda di Pietro che guarisce lo storpio. «Non ho ne oro né argento», risponde, al povero che invoca. «Quello che ho te lo do, nel nome di Cristo alzati e cammina». Non ha nelle tasche pochi spiccioli che gli consentano di fare l’elemosina, men che meno ne ha tanti per progettare di mettere in piedi un centro di accoglienza. Ha solo una fede grande, che si trasforma in amore, capace di guardare e intuire le sofferenze del fratello.

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