Il Fatto di Bruno Fasani

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L'approfondimento settimanale di Monsignor Bruno Fasani

Fasani mons. Bruno

Ormai da qualche anno, la celebrazione del 27 gennaio, giorno dell’ingresso dell’Armata Rossa nei tristemente noti campi di Auschwitz, riporta in primo piano il tema della memoria. Tra non molto, inizieremo qui in Italia le celebrazioni rievocative di un’altra memoria, quella dell’entrata in guerra dell’Italia nel conflitto del 1915-1918. Una guerra che per la prima volta nella storia assunse dimensioni mondiali...

Leggi i dati della Fao sugli sprechi di cibo nel mondo e subito, non senza un po’ di moralismo di maniera, il ricordo corre a quando tua madre preparava saporiti Paninbrodo, con gli avanzi del pane raffermo. O quando la vedevi pulire le foglie dell’insalata, ritagliandola come un merletto, perché nulla andasse sprecato. Altri tempi e il ritornarvi col pensiero è una sorta di compensazione ai sensi di colpa o una sorta di evasione per non guardare in faccia il problema...

Non me ne intendo granché di economia, anche se qualche volta mi cimento a parlarne. Nei giorni scorsi abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo quando l’Istat ci ha comunicato che anche in Italia si avverte qualche segnale di ripresa. Dati che potrebbero far sperare che la nostra economia abbia raggiunto il punto di boa, ossia una svolta al calvario in cui ci stiamo trascinando da alcuni anni. In particolare gli esperti ci fanno sapere che nel mese di dicembre sono aumentate le assunzioni...

Educazione sessuale. Farla? E quando, e come e dove? E da chi? Un nuovo imperativo sembra aleggiare nella coscienza degli italiani. Non possiamo essere gli ultimi della classe, ci dicono nei dibattiti radio-televisivi. Ultimi come quelli della Russia, Lituania, Romania, Polonia... E giù una sfilza di Paesi che non finisce più. Un elenco snocciolato con intenzione sottilmente razzista, come a dire che fuori da Francia, Olanda, Belgio, Svezia...

Sulla storia di Greta e Vanessa, le due ragazze di Bergamo e Varese rapite in Siria e liberate pochi giorni fa, sarà solo il passare del tempo a far calare quella cortina di silenzio, che consentirà loro di uscire dal vespaio di critiche che si sono tirate addosso in questi giorni. Un vero e proprio assalto alla diligenza, soprattutto per via di quei dodici milioni di euro, che sarebbero stati pagati per il loro rilascio. E quando ci sono di mezzo i soldi tutti diventano moralisti e trasparenti d’animo come un cristallo Baccarat. Poi la coerenza spesso è quella che è, ma ciò fa parte delle impurità del cristallo...

Ebbene sì, sono politicamente scorretto e non voglio assolutamente accodarmi al gregge. Quello dei proclami, della bella faccia da mostrare quando le emozioni prendono il sopravvento, schierandomi dalla parte giusta. Je ne suis pas Charlie, io non sono Charlie. Nei giorni scorsi, Je suis Charlie, era diventato lo slogan che riempiva le piazze e le bocche. Non solo per manifestare contro la violenza di una scheggia di Islam impazzito, ma prima ancora per indicare il primato di quella libertà, che da Voltaire in poi si è posta come vangelo, a fondamento della società e della democrazia...

C’è una trasmissione in radio che si chiama “Il bianco e il nero”, ovvero la vetrina degli opposti. Nemmeno provarci a cercare un punto di grigio, una qualche mediazione, un compromesso... o è bianco o è nero. Appunto. Penso spesso che questo titolo potrebbe benissimo adattarsi a quello che sta succedendo tra i cattolici, e la società in generale, nei confronti del Papa...

Mi chiedo spesso cosa direbbe Gesù se tornasse al mondo nei nostri giorni. Di sicuro resterebbe basito nel vedere a qual punto di follia arrivano gli uomini. Penso a coloro che uccidono centinaia di bambini innocenti in nome di una ideologia fanatica e impazzita, che si vorrebbe chiamare religione. Penso a quelli che crocifiggono o lapidano ragazzine cristiane, che si rifiutano di sposare i carnefici dell’Isis...