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Si avvicina l’ora del letargo per le tartarughe da terra

In Italia esistono alcune specie endemiche di tartarughe che all’inizio di ogni autunno devono affrontare il letargo. Tale delicato periodo di “riposo” è estremamente importante, anzi necessario per questi rettili, poiché serve a sostenere le loro attività fisiologiche, regolare la corretta funzionalità della tiroide, stimolare l’ovulazione nella femmina e preparare il maschio per l’accoppiamento al risveglio primaverile.

Parole chiave: Tartaruga (2), Letargo (1)
Si avvicina l’ora del letargo per le tartarughe da terra

In Italia esistono alcune specie endemiche di tartarughe che all’inizio di ogni autunno devono affrontare il letargo. Tale delicato periodo di “riposo” è estremamente importante, anzi necessario per questi rettili, poiché serve a sostenere le loro attività fisiologiche, regolare la corretta funzionalità della tiroide, stimolare l’ovulazione nella femmina e preparare il maschio per l’accoppiamento al risveglio primaverile.
Anche se le tre specie più diffuse nel Belpaese (Testudo hermanni, T. greca e T. marginata) normalmente vanno in letargo, non tutte le tartarughe in realtà necessitano di tale periodo di riposo; per cui è sempre bene saperle distinguere, conoscerne la provenienza e informarsi prima se in natura si ibernino o meno.
Il letargo normalmente inizia verso ottobre-novembre, protraendosi fino a marzo-aprile a seconda ovviamente della zona geografica, che influenza la lunghezza del periodo luce-buio e la temperatura ambientale.
Una visita veterinaria pre-letargo andrebbe sempre raccomandata per accertare lo stato di salute dell’animale prima del lungo sonno, poiché in questa fase la tartaruga riduce al minimo il metabolismo per preservare il più possibile le riserve energetiche e abbassa pure l’attività del suo sistema immunitario.
Pazienti disidratati, feriti, con infezioni a bocca, occhi o naso, parassitosi intestinali... potrebbero aggravarsi durante il letargo, con effetti potenzialmente letali. In questi casi, come pure nel caso di tartarughe molto giovani nate verso la seconda metà dell’estate in zone con temperature invernali inferiori al grado centigrado, il “salto” del periodo di letargo diviene la scelta migliore: questi soggetti andranno tenuti svegli, riscaldati e nutriti adeguatamente.
Per tutte le altre tartarughe di sana e robusta costituzione esiste la possibilità di letargo con metodo naturale all’insegna del “quando hai freddo... inizia a dormire!”, predisponendo magari nel loro recinto una tettoia di copertura, fieno o foglie secche e del terriccio morbido che consenta loro un facile interramento.
Per i cheloni tenuti in casa o sul balcone, è possibile allestire una sorta di nido ricavato con una scatola di cartone o cassetta di legno con fieno, paglia o foglie in ambiente fresco, non umido a temperature che oscillino tra 5-10° C in cantina, box, garage o soffitta.
Le tartarughe domestiche dormienti vanno comunque monitorate ogni 20 giorni circa, controllando il peso che non dovrà ridursi mensilmente oltre l’1%; in caso contrario andranno reidratate con un bagnetto tiepido (20° C) di 2 ore ogni 20 giorni o risvegliate definitivamente.
Le tartarughe sono tra gli animali più longevi del pianeta, potendo arrivare oltre il secolo di vita (quelle delle Galapagos sembra addirittura ai 200 anni!): dieta a base di frutta e verdura, letargo invernale e stile di vita lento... Forse noi umani stiamo andando nella direzione sbagliata?
* medico veterinario

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