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La piaga dei bocconi avvelenati e le dure punizioni per gli avvelenatori

L’avvelenamento di animali domestici e selvatici è un fenomeno tuttora presente su tutto il territorio nazionale.
Tale abitudine ingiustificabile trae origine dalle controversie tra vicini di casa, dal tentativo di eliminazione della fauna predatrice nei territori di caccia, dai dispetti tra cacciatori o semplicemente dall’ignoranza.

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La piaga dei bocconi avvelenati e le dure punizioni per gli avvelenatori

L’avvelenamento di animali domestici e selvatici è un fenomeno tuttora presente su tutto il territorio nazionale.
Tale abitudine ingiustificabile trae origine dalle controversie tra vicini di casa, dal tentativo di eliminazione della fauna predatrice nei territori di caccia, dai dispetti tra cacciatori o semplicemente dall’ignoranza. La facilità d’acquisto di alcune sostanze tossiche rende poi agevole tale “pratica” come sistema di eliminazione degli animali.
Si tratta sempre di un atto vile e di un crimine, che può risultare pericoloso non solo per la fauna selvatica e gli animali urbani, ma anche per il potenziale contatto del tossico per l’uomo e i bambini in particolare.
Per ovviare a tale emergenza, nel corso degli ultimi anni le istituzioni si sono attivate con l’emissione di diverse ordinanze a tutela della salute pubblica e animale. Il nostro ordinamento punisce l’uccisione e il maltrattamento degli animali con pene ben precise. In base all’art. 544-bis del Codice penale, “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”.
Anche la legge sulla caccia (legge 157/92, art. 21) vieta espressamente di diffondere veleni e punisce il trasgressore con un’ammenda fino a 1.549,37 euro. Il Testo unico delle leggi sanitarie, oltre a un’ammenda da 51,65 fino a 516,46 euro, prevede da sei mesi a tre anni di reclusione.
Nella nostra regione, nel triennio 2011-2013 sono stati inviati all’Istituto zooprofilattico delle Venezie circa 1.300 campioni sospetti, dei quali circa il 40% sono risultati positivi alle analisi tossicologiche.
Sebbene l’obbligo di denuncia sia riferito al proprietario o al detentore del cane, la segnalazione alle autorità competenti tramite il medico veterinario è un dovere civico anche per tutti gli altri testimoni di atti di avvelenamento nei confronti di animali domestici, randagi o selvatici.
Dal 12 luglio 2019, inoltre, il Ministero della salute ha emanato un’ordinanza che obbliga il medico veterinario libero professionista a comunicare i casi sospetti o conclamati di avvelenamento tramite un nuovo portale informatico, che permette una mappatura dei casi, nonché di osservare l’andamento del fenomeno sul territorio con l’intento di prevenire o limitare i casi.
I cani o gatti che frequentino zone a rischio, andrebbero sempre tenuti al guinzaglio con museruola, dovrebbero essere abituati ad assumere il cibo solo dal proprietario e all’interno delle mura domestiche e andrebbero fatti uscire solo dopo essere stati nutriti, per evitare l’ingestione di esche o bocconi avvelenati.
Questi accorgimenti possono rappresentare l’unico modo per salvaguardare la vita dei nostri animali d’affezione, dato che l’aspetto e la composizione dei bocconi purtroppo variano a seconda della “fantasia” di chi li prepara (salsicce, cotenna, granaglie, carne tritata, ecc.), rendendo imprevedibile la rapidità d’azione e la sintomatologia che ne scaturiscono dalla loro ingestione accidentale.
Come si dice in questi casi, prevenire è meglio che curare. In attesa che l’uomo si evolva!
*medico veterinario

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