I consigli dell'agronomo
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Perché un grande albero rischia di cadere giù

Oggi usciamo dal giardino di casa nostra e dedichiamo un po’ di attenzione ai nostri amici alberi. Direi che è doveroso dopo ciò che il nubifragio di domenica 23 agosto ha provocato. Tutti noi abbiamo negli occhi le immagini della devastazione subita dal patrimonio arboreo della città...

Parole chiave: I consigli dell'agronomo (3), pollice verde (2), alberi (2)
Perché un grande albero rischia di cadere giù

Oggi usciamo dal giardino di casa nostra e dedichiamo un po’ di attenzione ai nostri amici alberi. Direi che è doveroso dopo ciò che il nubifragio di domenica 23 agosto ha provocato. Tutti noi abbiamo negli occhi le immagini della devastazione subita dal patrimonio arboreo della città e forse il simbolo di tutto questo è il cipresso secolare del Giardino Giusti: “Cipresso di Goethe” era chiamato, un esemplare secolare divenuto vero e proprio simbolo del giardino e che per più di 500 anni ha accolto i visitatori al loro ingresso. Goethe, che aveva visitato Verona e il Giardino nel 1786, l’ha descritto con queste parole: “Un albero che dal basso fino alla vetta protende verso il cielo tutti i suoi rami, i più vecchi come i più giovani, e che vive i suoi buoni trecent’anni, è davvero venerabile. Data l’epoca in cui fu piantato il giardino, quei cipressi debbono aver raggiunto una così tarda età”.
Ma al di là dell’emozione e del dispiacere che si prova nel vedere questi giganti feriti o abbattuti, bisogna chiedersi come mai un albero cade. Certo, l’evento è stato eccezionale per forza e intensità del vento... ma molti alberi sono rimasti in piedi. E allora, come mai un albero che sembra sano e sicuro viene abbattuto? La risposta non può essere una sola: in certi casi è l’effetto del cosiddetto “stravento”, cioè una raffica molto forte di vento proveniente da una direzione inusuale per l’albero e per la quale non era abituato e non aveva predisposto dei rimedi, come per esempio radici più forti. Altre volte si tratta di alberi cresciuti in siti dove le radici non hanno potuto svilupparsi adeguatamente e quindi ancorarsi al terreno (è il caso di molti cedri). Però nella maggioranza dei casi la responsabilità è dell’uomo.
Il cedimento degli alberi è spesso favorito da una sbagliata gestione del sito di crescita: pensiamo agli scavi fatti sulle strade vicino ai tronchi, che tagliando le radici danneggiano gravemente gli apparati radicali. Ma anche le potature molto drastiche, fatte con l’intenzione di “mettere in sicurezza” l’albero, senza tenere conto della fisiologia, del comportamento e della specie di appartenenza dello stesso; hanno l’effetto di indebolirlo e finiscono per renderlo meno sicuro e più fragile, favorendone la caduta. E poi bisogna pure considerare che in certe situazioni gli alberi in città non possono durare come in foresta: dopo 50 o 60 anni bisognerebbe pensare a una loro sostituzione. Specialmente se nei decenni precedenti sono stati sottoposti a potature sbagliate che ne hanno compromesso la stabilità.
Gli alberi sono organismi viventi che vanno curati e gestiti con competenza e conoscenza. Bisogna conoscere molto bene come si comporta quella specie rispetto a un’altra, quali sono le sue esigenze, di quanto spazio ha bisogno per crescere. E anche quali interventi fare e come farli, se necessario.
E soprattutto ricordiamoci che non tutte le persone che si propongono armate di forbici e motoseghe sono necessariamente esperte per cui, se dobbiamo intervenire sui nostri amati alberi, rivolgiamoci sempre a professionisti di sicura esperienza e capacità.

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