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Il pomodoro, l’ortaggio arrivato dall’America che ha conquistato i nostri orti e i nostri piatti

Non c’è orto che si rispetti che non abbia almeno qualche pianta di pomodoro: in piena terra o coltivato sul balcone, è infatti un ortaggio di cui non si può fare a meno...

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Il pomodoro, l’ortaggio arrivato dall’America che ha conquistato i nostri orti e i nostri piatti

Non c’è orto che si rispetti che non abbia almeno qualche pianta di pomodoro: in piena terra o coltivato sul balcone, è infatti un ortaggio di cui non si può fare a meno. E siamo talmente abituati alla sua presenza che ci viene spontaneo pensare abbia sempre fatto parte della nostra cucina.  
In realtà il pomodoro è originario delle Americhe, dove si può ancora trovare la forma selvatica: pianta che produce frutti piccoli e piuttosto insignificanti.  Dal Messico, dove era coltivato in mezzo al mais, il pomodoro è giunto in Europa nel XVI secolo. Inizialmente però era utilizzato solo come pianta ornamentale e ritenuto da alcuni velenoso. Solo dopo qualche tempo iniziò ad essere consumato come verdura ed entrò definitivamente in cucina. Oggi è una delle più importanti colture da orto ed esistono migliaia di varietà con diverse caratteristiche e adatte a tutti gli usi.
Ma vediamo meglio quali sono le sue esigenze.
La pianta di pomodoro si adatta a tutti i terreni, tuttavia ama in particolare un substrato abbastanza sciolto e drenante, ricco di sabbia e privo di ristagni d’acqua che favoriscono le malattie della pianta. Ottimo se ben dotato di sostanza organica: quindi l’aggiunta di compost o letame pellettato (meglio sarebbe quello fresco) al terreno prima del trapianto è un’ottima pratica.  
Ricordiamoci poi che richiede un’ottima esposizione solare: si possono coltivare pomodori praticamente in tutta Italia, a patto di avere un appezzamento sempre ben esposto al sole; altrimenti avremo delle piante con belle foglie ma con pochissimi frutti
Sistemato il terreno (o il vaso), possiamo procedere con il trapianto: meglio farlo quando le temperature sono stabilizzate sopra i 13 gradi, altrimenti i fiori non allegheranno e avremo cascola fiorale senza frutto. Per i pomodori da orto si fanno file distanti circa 70 cm (40 cm tra una pianta e l’altra), e richiedono la presenza di sostegni a cui dovranno essere legati a mano a mano che crescono.
Le possibilità sono molteplici (canne, paletti, fili verticali...), l’importante è garantire che la pianta stia eretta e ben soleggiata in ogni sua parte. Naturalmente bisogna ricordarsi di legare il fusto del pomodoro man mano che cresce. Quando la pianta mostra di aver superato lo stress da trapianto e inizia a svilupparsi, bisogna anche ricordarsi di rincalzare le piantine che così saranno più stabili e verranno stimolate a produrre nuove radici.
Un’operazione fondamentale è l’asportazione dei germogli ascellari, chiamati anche femminelle, che la pianta di pomodoro produce alla base delle varie foglie. Questi vanno recisi appena possibile (con le forbici o anche con l’unghia) anche se presentano qualche fiore, perché disperdono l’energia della pianta che crescerebbe disordinata e improduttiva. Lo stesso vale per i germogli che crescono alla base.
L’irrigazione va curata con attenzione: il pomodoro è piuttosto esigente per l’acqua e gradisce che il terreno sia mantenuto sempre umido. È molto importante evitare gli sbalzi idrici perché sono la causa delle spaccature della buccia e del cosiddetto marciume apicale, che si manifesta con l’annerimento del punta del frutto.
Il pomodoro è una pianta piuttosto resistente alle malattie. Tuttavia la peronospora (causata da un fungo patogeno) e la batteriosi (il cui agente è un batterio) possono causare seri problemi: per prevenirle, bisogna ricordarsi di trattare le piante ogni 10-12 giorni con dei sali di rame, acquistabili in un qualsiasi garden. Qualche volta fanno la loro comparsa gli afidi, o pidocchi, per i quali basta un po’ di piretro naturale per tenerli a bada.
Infine ricordiamoci che il pomodoro è una pianta potassofila, cioè richiede una buona disponibilità di potassio nel terreno, molto importante per la sintesi degli zuccheri e per dare “gusto” al nostro raccolto. Un cucchiaio per pianta di solfato di potassio, distribuito intorno al fusto, garantirà frutti colorati e saporiti.
* Agrea Centro Studi

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