Esortazione Christus vivit
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La giovinezza della Chiesa in Cristo

Purtroppo, il fenomeno degli abusi sui minori è antico e tocca tutte le società. Vi sono coinvolti laici e, quel che è peggio, anche consacrati, sacerdoti e vescovi: “Questi peccati provocano nelle vittime sofferenze che possono durare tutta la vita e a cui nessun pentimento può porre rimedio” (CV 95)...

Purtroppo, il fenomeno degli abusi sui minori è antico e tocca tutte le società. Vi sono coinvolti laici e, quel che è peggio, anche consacrati, sacerdoti e vescovi: “Questi peccati provocano nelle vittime sofferenze che possono durare tutta la vita e a cui nessun pentimento può porre rimedio” (CV 95). Essendo coinvolta anche la Chiesa, in alcuni suoi membri, ne va di mezzo il percorso dell’evangelizzazione. Proprio l’universalità di tale piaga, che trova attuazioni allucinanti persino nelle famiglie, “mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa e nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato” (CV 96). Ciò significa che la diffusione dilagante a raggio mondiale non attenua la gravità di tale peccato, di tale aberrazione, ma ne evidenzia la “mostruosità”. In riferimento agli abusi perpetrati da persone consacrate e ordinate “il Sinodo ribadisce il fermo impegno per l’adozione di rigorose misure di prevenzione” (CV 97) con funzione anche di deterrenza.
A questo punto, l’Esortazione apostolica post sinodale passa in rassegna le principali manifestazioni degli abusi su un orizzonte panoramico e nei confronti di chiunque: “Esistono vari tipi di abuso: di potere, economici, di coscienza, sessuali” (CV 98). Giustamente il Papa sposta l’attenzione sulla necessità improrogabile di “sradicare le forme di esercizio dell’autorità su cui essi si innestano e di contrastare la mancanza di responsabilità... Il desiderio di dominio, le forme di doppia vita, il vuoto spirituale sono il terreno su cui prospera la corruzione” (Ivi); papa Francesco esorta quindi ad andare alle radici bacate che producono abusi. Persino il clericalismo è da sradicare in quanto pensa il ministero in termini di “potere da esercitare piuttosto che come servizio gratuito e generoso da offrire” (Ivi).
Il Papa poi ringrazia quanto hanno il coraggio di denunciare gli abusi e quanti si adoperano a servizio dei giovani, oggetto di possibili abusi: “merita una riconoscenza speciale l’impegno sincero di innumerevoli laiche e laici, sacerdoti, consacrati, consacrate e vescovi che ogni giorno si spendono con onestà e dedizione al servizio dei giovani” (CV 99). C’era da aspettarsela: il Papa vuole essere obiettivo. Riconosce che la stragrande maggioranza dei consacrati e dei preti non “si sono macchiati di questi orribili crimini” (CV 100) ed invita preti, consacrati e laici a tener ricordato l’impegno di fedeltà ad esempio ad “un sacerdote a rischio, perché ha perso la gioia del suo ministero, perché cerca compensazioni affettive o ha imboccato la strada sbagliata” (Ivi), incoraggiandolo a rimanere sulla strada giusta. Il tutto è imperniato sulla “prevenzione che permette di evitare il ripetersi di queste atrocità” (Ivi).
Del resto, il volto della Chiesa la cui storia è bimillenaria è segnato da rughe anche profonde che ricordano la storia dei suoi peccati che la Chiesa comunque riconosce: “cammina così come è, senza ricorrere ad alcuna chirurgia estetica. Non ha paura di mostrare i peccati dei suoi membri” (CV 101). Segue una precisazione che vale per ogni istituzione: “non si abbandona la Madre quando è ferita” (Ivi). Stiamo vivendo un “momento oscuro” (CV 102), che tuttavia deve risolversi in una “opportunità per una riforma di portata epocale, per iniziare una fase di purificazione e di cambiamento che conferisca alla Chiesa una rinnovata giovinezza” (Ivi).

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