Editoriale
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Un fiore in mano un cuore nell’altra

C’è un appuntamento di popolo che lascia il segno a Verona. La festa di santa Rita ogni anno raduna alle Arche centinaia di fedeli, in maggioranza donne e quest’anno si è svolta in un clima particolare

Parole chiave: Santa Rita (2), Santa Maria Antica (5), Editoriale (336)

C’è un appuntamento di popolo che lascia il segno a Verona. La festa di santa Rita ogni anno raduna alle Arche centinaia di fedeli, in maggioranza donne e quest’anno si è svolta in un clima particolare: vuoi perché si incomincia a vedere la fine delle restrizioni anti-Covid e c’è voglia di uscire e di evadere dalla solitudine forzata, vuoi perché si fanno sentire i contraccolpi della pandemia con conseguenze di sofferenza che toccano anche la coscienza delle persone.
Dopo una settimana, recuperato il notevole dispendio di energie fisiche e mentali spese nell’organizzazione di una giornata dedicata ad accogliere, ascoltare, benedire, esortare, rincuorare, c’è qualcosa che ancora mi fa trepidare. Sono le domande che ritornano e non mi permettono di essere come prima, come se tutto fosse passato, come se nulla fosse accaduto. Perché tutta questa gente accorre qui, in questa piccola chiesa, davanti ad una statua, con un fiore in una mano e con il cuore nell’altra? L’ho letto nei loro occhi, nelle espressioni della preghiera, addirittura nel portamento del corpo. Le richieste sono le solite: l’aiuto per superare momenti difficili, ma anche ringraziamenti per aver superato una prova. Ma si intuiva sotto tutto ciò una domanda fondamentale: perché devo vivere questa vita? Qual è il senso di questa società distratta e incerta? Era spontaneo pensare alle parole del Signore rivolte ai primi discepoli: «Chi cercate?». Cosa cerca questa folla che, dall’alba fino all’ora del coprifuoco, si mette in fila per entrare lì e non in una delle altre cento chiese della città? Poi c’erano altre domande da togliere il respiro: e io cosa ci facevo lì? Chi o che cosa ho rappresentato davanti a loro? E, tornati a casa, quale frutto hanno portato con sé? Avranno respirato una boccata di libertà interiore, di ristoro spirituale o saranno rimasti delusi?
Una giornata così speciale non si spiega solo con argomenti sociologici o psicologici; ho toccato con mano la sete di vita eterna, il desiderio di una Verità oltre il sentire del momento, il bisogno di una preghiera non artificiale. Credo che sia il piccolo miracolo di santa Rita che ogni anno si ripete attraverso i tanti fedeli che rispondono alla chiamata, per tornare di nuovo in sé stessi e prendere sul serio la vita che brulica anche nel deserto apparente; a volte basta una goccia di acqua viva per farlo rifiorire. Ed è uno spettacolo.

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