Editoriale
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Un’economia diversa e possibile

Ci sono domande, più importanti delle risposte, che segnano le epoche e cambiano la storia. Anche nel nostro tempo, caratterizzato dal progresso scientifico e tecnologico, si fanno strada nuovi dubbi e interrogativi...

Parole chiave: Editoriale (336), Stefano Origano (128)

Ci sono domande, più importanti delle risposte, che segnano le epoche e cambiano la storia. Anche nel nostro tempo, caratterizzato dal progresso scientifico e tecnologico, si fanno strada nuovi dubbi e interrogativi. Poi ci sono le domande dei bambini e le richieste dei giovani capaci di mettere in crisi gli adulti e scombussolare la quiete appiattita sul fare le cose senza pensarci troppo.
La chiamata di papa Francesco ai giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo a riunirsi ad Assisi, dove un giovane di nome Francesco 800 anni fa, spinto da una domanda di senso, ha dato inizio a un percorso capace di trasformare la vita non solo in ambito religioso, ma anche sociale ed economico, si sarebbe dovuta concretizzare nel mese di marzo di quest’anno con un titolo poco equivocabile: “Economy of Francesco”. L’invito era rivolto “a chi oggi si sta formando e sta iniziando a studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”. I posti a disposizione nella cittadella umbra della pace erano già esauriti da tempo.
La pandemia ha bloccato tutto, l’emergenza sanitaria/umanitaria che ha investito il pianeta ha rimandato i tempi del convenire, ma ha anche reso più chiare e forti le domande. Ecco l’interrogativo che potrebbe segnare la svolta epocale: “Vogliamo cambiare l’economia insieme?”. Non solo un incontro con i giovani, nelle intenzioni del Pontefice, ma l’idea di un patto.
Perché proprio Assisi e il riferimento a quel Francesco che ha fatto la scelta della povertà che ai più oggi pare frutto di una visione sentimentale anti-economica? Lo chiarisce Luigino Bruni: “Non è che l’economia e la povertà sono una l’opposto dell’altra, ma la povertà è un punto di partenza per una economia diversa”. Quindi la povertà diventa un punto di vista sull’economia – non l’anti-economia – per un’altra idea di ricchezza, di inclusione, di benessere e di progresso.
Se è così, il capitolo non è chiuso, ma solo all’inizio; e la povertà che ora sta bussando anche alle porte dell’Occidente opulento fa meno paura perché un’altra “città”, basata sul modello dell’economia sostenibile, è possibile.

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